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UN'OPERA D'ARTE SU UN'ETICHETTA

VinoNostrum-Vinitaly: Come è nata l'idea del libro "Per vino e per segno"?
Paolo Menon: Il libro nasce più di vent’anni fa, nei primi anni Ottanta, quand’ero direttore artistico di “Amica” e ricevetti in dono dai miei amici una bottiglia di vino particolare e originale per quel periodo: un Libecchio bianco di Sicilia proveniente dalle cantine del Barone di Turolifi con una stupenda etichetta firmata da Renato Guttuso. Fu un’emozione. E una scoperta di un tesoro culturale che oggi ho voluto raccontare su due volumi antologici dal sottotitolo: “Le più belle etichette d’autore vestono il vino italiano”. La prima etichetta che ho deciso di mettere nel cassetto dopo averne annotato i contenuti e le mie impressioni fu proprio l’Efebo di Selinunte disegnato dal grande maestro siciliano che aveva tratto ispirazione dall’eccezionale ritrovamento archeologico emerso dalla terra dell’antica cittadina siciliana nel 1882. Ho poi aggiunto etichette su etichette che mi comunicavano un messaggio artistico e che erano in grado di raccontarmi la personalità del vino, del territorio e dunque di un popolo radicato alle sue tradizioni attraverso un semplice segno grafico o una composizione complessa. Sino a diventare una vera e propria collezione di bottiglie.

Secondo lei perché un artista decide di disegnare l'etichetta di un vino?
L’artista che ama il vino ha un rapporto molto stretto con la bevanda degli dei per antonomasia. Anzi, si può sostenere che nella storia moderna e contemporanea non vi sia grande artista che non abbia interpretato, ritraendolo, il senso del vino o l’anima di Bacco, per dirla in termini più mitologici, trasponendolo su una preziosa etichetta. Vorrei ricordare per esempio l’originalità delle prime etichette francesi disegnate dai più grandi artisti del mondo come Picasso, Dalì, e diventate una collezione di inestimabile valore, non solo economico: la Chateau Mouton Rothschild che tuttora affida l’interpretazione della nuova annata a un diverso artista. Il vino, infondo, è stato creato per aiutare a creare.

Quale rapporto esiste fra arte e vino?
Direi straordinario. Di più: basta sfogliare anche solo distrattamente la storia dell’arte, partendo dalle origini della preistoria, per capire quanto il vino fosse allora come oggi fonte di ispirazione artistica e veicolo culturale.
Attraverso l’arte si può scoprire come la bevanda sacra agli antichi dei, metta in scena i grandi temi della vita, la realtà e la finzione, il piacere e l’oblìo, la verità e la menzogna, la ricchezza e la povertà, nel sacro come nel profano.
Dalle coppe e vasi vinari dipinti dai più grandi ceramografi dell’antica grecia ai mosaici pavimentali del VI secolo raffiguranti la vite appesa ai tralci della Basilica ravennate di San Vitale, dagli arazzi agli affreschi, dai portali delle chiese alle sculture religiose e pagane, dalle tele più celebrative del mito bacchico al design di oggi, tutto ha concorso e concorre a interpretare artisticamente la qualità e l’anima dei nostri vini. Con arte.

Può citare qualche esempio di etichetta particolarmente riuscita?
Per un collezionista è davvero difficile essere obiettivo. Diciamo che però, con senso più critico, non riuscirei a separarmi dall’etichetta-scultura di Arnaldo Pomodoro, il “Fregio festoso e piccola palla del mondo” che ha realizzato in bronzo per Berlucchi 2000, un’operazione tra l’altro di straordinario impatto nella comunicazione enoica. Come pure non perderei mai di vista le due etichette-incisioni monocromatiche che il maestro Tono Zancanaro realizzò nel 1967 per il vino “Capo di Stato” delle cantine del conte Loredan Gasparini; due etichette che definirei antesignane della comunicazione enografica. E non da ultimo l’intera collezione dei “Vini della Pace”, creata da Luigi Soini per la Cantina Produttori di Cormòns, non commerciale, che amo particolarmente.

RASSEGNA STAMPA
Testo (integrale) di Simona Montella
Da: © VinoNostrum: “Un’opera d’arte su un’etichetta”, periodico enologico di Vinitaly, aprile 2006, Edizioni Ente autonomo per le Fiere di Verona.

Nella foto: Paolo Menon e Cristina Ziliani fotografati da Gianni Angelini accanto al Jeroboam "scolpito" dal maestro Arnaldo Pomodoro per la Guido Berlucchi.
Menon ha presentato in anteprima alla stampa intervenuta al Castello di Termeno la prima edizione del primo volume "Per vino e per segno - Le più belle etichette d'autore vestono il vino italiano (1980-2000)" per i tipi del Centro Diffusione Arte di Milano.