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STORIA DI UN MARCHIO

Come Paolo Menon disegnò con un pennarello la mitica M di Max

In 20 anni di storia sono cambiati i direttori, collaboratori e fotografi, oltre a decine di uomini famosi e donne splendide che hanno svettato dalla copertina. Solo una cosa è rimasta la stessa: quella “M” flessuosa e volitiva, la “a” elegante e la “x” decisa che formano il logo di Max. A inventarlo è stato Paolo Menon, art director di questo giornale per tutto il suo primo anno di vita.

Paolo, una volta per tutte: come è nato il logo di Max?
“Con un pennarello nero comprato a Parigi e un pacco di fogli A3. Ho iniziato a provare la scritta una volta, due, mille, buttando via centinaia di fogli. A un certo punto mi è venuta in mente Interview , la rivista di Andy Warhol, e la libertà con cui era concepito il suo logo mi ha ispirato. Poi vidi la pubblicità Marzotto, con una “M” illuminante che stava tra il maiuscolo e il minuscolo: ne ho schizzate mille, più altri cento fogli per la “a” e la “x”, che originariamente era molto più allungata di adesso. A fine serata, il logo era pronto”.

Si disse che a ispirare la “M” fosse stato l’autografo di Mussolini…
“Alcuni lettori scrissero avanzando questa ipotesi, e in effetti le due lettere hanno una forza simile, ma è solo una coincidenza”.

A quel punto andava trovato un colore. Tu quale avevi immaginato?
“Avevo fatto le prove colore in vacanza a Vittorio Veneto: ricalcavo la scritta su cartoncini colorati e poi la ritagliavo. Per come lo vedevo io, Max doveva essere giallo, un bel color banana. Il direttore Paolo Pietroni invece lo volle limone. E limone fu”.

Testo di Raffaele Panizza
Tratto da: “Così ho inventato Max” di Paolo Pietroni (Max festeggia i suoi 20 anni di vita), © Max, n.3, 2005, Rcs Periodici