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PIETRE D'INCIAMPO, LA NUOVA SILLOGE POETICA DI PAOLO MENON

«La silloge poetica Pietre d’inciampo (Bellavite Editore 2018) segue di poco più di un anno la pubblicazione della silloge Della Vite il pianto del medesimo Editore. Nella prima si tratta di poesie composte dalla fine degli anni Sessanta sino alla fine del 2016, risalenti soprattutto ai decenni trascorsi, nella seconda in primo luogo, anche se non solo, di poesie più recenti.  Passato e presente si fondono in entrambe le scelte, ma con opposto equilibrio nella personalità del poeta: più riverberante il passato l’una, più intrisa di presente l’altra. Se i filoni psicologici principali di qualsiasi umano in buona parte sono modificabili solo come variazioni sul Leitmotiv centrale che non muta nel suo scheletro di base pur evolvendo o involvendo, la tonalità sensibile si può fare diversa e in Menon si è fatta diversa: all’impatto con la vita sostenuto da un eros potente seppure già sempre tenuto, come anticipato, nei ranghi di un fine senso estetico nella stupenda e incisiva raccolta Della Vite il pianto (Mascialino 2017: Primo Premio per la Sez. Poesia al Concorso Letterario Nazionale «Franz Kafka Italia®») fa seguito in Pietre d’inciampo la presenza di ritmi più sommessi che trasportano in modo più sofferto tutte le immagini e le idee, anche quelle più penetranti, più anticonformistiche, come vedremo fra poco.  Tornando al molto interessante titolo, esso è del tutto coerente con i significati profondi e complessi di Cometa come sono stati esposti più sopra. A prima vista esso sembrerebbe ripetere nella forma del calco traduttivo il termine prodotto dall’artista berlinese Gunter Demnig per le sue targhette quadrate in ottone di circa dieci centimetri con incisi nomi, cognomi e date relativi alle vittime del nazismo e poste sulle strade di Berlino nei luoghi in cui avevano vissuto le persone prima di essere sterminate. Tali targhette sono intese come Stolpersteine, pietre d’inciampo, per la più viva memoria degli umani relativamente alla strage perpetrata in Germania, pietre simboliche che ricordano anche l’usanza ebraica di porre sulle tombe appunto delle pietre, in un metaforico e indiretto riferimento agli ebrei dal momento che questi soffrirono in numero maggiore di altri lo sterminio nei KL.  Le pietre, nel loro significato simbolico, sono messe per così dire sulla strada per ostacolare una prosecuzione facile e liscia del cammino, per fare inciampare l’umanità sulle proprie azioni malvagie, così che non possa mettere comodamente in oblio quanto di spiacevole abbia commesso, per tenere desta la consapevolezza quale monito a non ripetere, ciò in un palpabile e quotidiano insegnamento della storia, pietre d’inciampo in primo se non esclusivo luogo per i tedeschi soprattutto della Germania, di Berlino in particolare anche se non solo. Una eco di singoli termini non proprio comuni nel nome delle targhette dell’artista berlinese si ha nell’inno An Schwager Kronos di Wolfgang Goethe, nel participo presente di holpern, camminare inciampando, forma regionale di stolpern, e in Steine, pietre, facilmente trasformati in Stolpersteine, con diverso contenuto semantico in Goethe, ma pietre comunque anche in Goethe come simbolo delle difficoltà nella prosecuzione di una più rapida cavalcata nella vita». (…)

IL TITOLO
«Venendo più direttamente alla silloge di Paolo Menon, il titolo Pietre d’inciampo, di evangelica memoria, pur riferendosi direttamente per associazione in una poesia specifica ugualmente intitolata all’esodo degli africani dalla loro terra e alla memoria dei barconi affondati, supera uno o l’altro drammatico orizzonte contingente per diventare simbolo universale primario per la memoria della vita e della morte dell’uomo in generale in una sorprendente collocazione dell’inciampo. Nella poesia Pietre d’inciampo (39) dunque tali pietre riguardano la memoria dei comportamenti che molti agiscono nei confronti dei migranti e di chi abbia bisogno di aiuto, pietre d’inciampo che discorsi come il tanto predicato nuovo umanesimo inteso, questo, in direzione spirituale e molto spesso solo apparente vogliono risolvere a livello farisaico, mentre nella pratica reale nessuna accoglienza vera e propria viene elargita ed anzi il fratello uccide il fratello come insegna Caino. Menon mette in parallelo ai maltrattamenti e anche alla morte degli immigrati la figura di Cristo tra gli uomini, che inciampa anche durante la sua ascesa al Golgota che evidentemente deve conquistarsi, flagellato e in ne crocifisso, non accolto dunque né da Dio né dagli uomini a prescindere da ogni buon proposito dell’umanità dichiarato per mettersi a posto la coscienza a buon mercato – ricordiamo che i primi migranti furono Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso e costretti a migrare sulla Terra. Le pietre in questa poesia tuttavia non valgono solo per la memoria di chi non mostra carità verso coloro che chiedono aiuto, in aggiunta e soprattutto vale il cammino spazzato per bene onde togliere tali pietre perché svanisca la memoria delle malefatte e perché la via sia liscia per quelli che, meno sfortunati o molto fortunati, non vogliono essere disturbati da questa memoria e giustificano i loro diritti di avanzare comodamente e senza ostacoli attraverso altisonanti prospettive scientifiche, filosofiche, addirittura con il citato nuovo umanesimo che tra l’altro nulla ha a che vedere con l’Umanesimo. Le pietre d’inciampo sono viste parallelamente anche come inciampi contro gli ultimi, per ostacolare il loro già difficile cammino nella vita. In altri termini: pietre d’inciampo da togliere per i più fortunati che non vogliono saperne di una tale scomoda memoria, pietre d’inciampo comunque per la memoria dell’ingiustizia e dei barconi, ma anche e soprattutto come ostacolo per l’avanzare degli ultimi che nell’ottica menoniana non saranno i primi in una non ipotizzabile vita futura di cui nulla è nel testo, ciò restando in sintonia con l’interpretazione della personalità del dio giudaico e cristiano come si evince dal testo di Cometa e, ancora più chiaramente, tra l’altro, dal testo di Rispondimi». (…)

Dal Saggio introduttivo «Le Pietre d’inciampo di Paolo Menon o il canto dell’uomo per la memoria di Dio» di Rita Mascialino. Rita Mascialino (Genova) è presidente dell’Accademia Ita- liana per l’Analisi del Signi cato del Linguaggio «Meqrima» a sfondo evoluzionistico e fondatrice dell’Avanguardia Artistica e Letteraria del «Secondo Umanesimo Italiano»®. 
È fondatrice e presidente del Premio Letterario Nazionale «Franz Kafka Ita- lia»® e del Premio Nazionale di Poesia «Secondo Umanesimo Ita- liano»®. Scrive saggi e articoli nell’ambito dell’analisi e interpre- tazione del signi cato dei testi letterari e artistici in generale, di teoria estetica e metodologia dell’analisi. È scrittrice e poetessa. 


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