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ARTE & VINO / UNA SCULTURA SULLA STORIA DEL VINO

Dioniso nell'antica Grecia e Bacco in quella romana, dio del vino e della natura per questi popoli. Quasi inevitabile che Paolo Menon, che vive a Perego sulle colline che anticipano le Prealpi lecchesi, concludesse qui, dove vino e natura sono protagonisti, il percorso artistico nella mitologia dionisiaca e nella teologia cristiana.

Dopo Valdobbiadene, Gradisca d'Isonzo, Franciacorta, Vaticano, Verona, Lecco e Malgrate, dal 22 settembre fino al 6 ottobre le opere dell'artista saranno in mostra nella sede dell'Associazione culturale Pelagus di Perego, nella chiesa medievale di via Cantù.

Menon è conosciuto in tutto il mondo. New York, Chicago, Innsbruck, Baden-Baden, Bonn, Venezia, Trieste, Roma sono alcune delle città che lo hanno accolto. In questo percorso antologico, si snoderanno opere che raccontano l'ultimo decennio dei suoi lavori.
«Nel presbiterio abbiamo allestito “Il dibattito sui baccanali aboliti, 186 a.C. - 2010 d.C.", nonché il "Danzatore enoico" esposto in mezzo mondo» spiega Enzo Galezzi, vicesindaco di Perego e segretario Pelagus.
«Esporrò anche piccoli bronzi e grès patinati - precisa Menon che nel 2008 ha realizzato e donato un calice da Messa in biscuit di porcellana e oro al Papa Benedetto XVI - due o tre pezzi per ognuna delle mostre che strutturano la "Trilogia dionisiaca"».
Sul lato destro della chiesa campeggia il suo ultimo lavoro, «Baccanti vendemmiali danzanti nella Brianza pereghina», pittoscultura di un metro per quattro che l'artista ha donato al comune di Perego e che verrà installata nella sala consiliare.
«E' un notturno surreale ambientato nella vecchia Perego, con le case e la torre appena visibili - spiega l'artista - a sinistra ho rappresentato invece le cosiddette piramidi celtiche o di Montevecchia, scoperte qualche anno fa nel parco del Curone, sul territorio pereghino. Luminosa, sopra le piramidi c'è la luna piena inghirlandata di tralci e foglie di vite, che nella mitologia greco-romana veniva indossata sul capo dei seguaci di Dioniso per celebrarlo e per strappare al dio dell'ebbrezza, buoni auspici e fertilità. Con la luna piena della vendemmia i celti festeggiavano probabilmente su queste terre. Al centro e ai lati dell'opera danzano per l'appunto sette figure biancastre, tra cui una sacerdotessa che lascia cadere ritualmente l'ultimo grappolo vendemmiale e che metaforicamente rappresentano i setti giorni della settimana vendemmiale».
L'artista puntualizza che «l'opera vuole anche rappresentare la riappropriazione culturale e al tempo stesso colturale della vite. E che per la vita della comunità, la vite ha una grande funzione sociale». «La "Trilogia dionisiaca" - conclude Menon - vuole essere anche una provocazione per sollevare auspicabili dibattiti sulle giovani vite spezzate nei fine settimana da incidenti stradali per eccesso di alcol e droghe».

 

RASSEGNA STAMPA

Testo di Sergio Perego

Da: © QN-Il Giorno/Brianza lecchese,  domenica 22 settembre 2013, Poligrafici Editoriale Spa.

 

Nella foto: in alto, l'opera pittoscultorea «Baccanti vendemmiali danzanti nella Brianza pereghina» realizzata da Menon nel 2013 per la Sala consiliare del Comune di Perego. Sotto, un momento della cerimonia di consegna da parte del Sindaco di Perego, Paola Panzeri, del piatto d'argento quale segno di riconoscenza all'artista per la donazione dell'opera. (Foto Giovanni E.Nogaro)

LE OPERE DI MENON NELLA CHIESA ANTICA

Perego (cdy). Una importante trilogia scultorea troverà spazio nell'antica chiesa del paese grazie all'organizzazione dell'associazione «Pelagus». Fino al 6 ottobre, saranno esposti piccoli bronzi, grès patinati e l'ultimo lavoro dell'artista Paolo Menon dal titolo: «Baccanti vendemmiali danzanti della Brianza pereghina»: una grande pittoscultura di quattro metri che l'artista ha donato al Comune e che sarà collocata nella sala consiliare.

«Si tratta di un notturno ambientato nel centro della vecchia Perego, con le case e la torre appena visibili», spiega l'artista. Menon è preminentemente «l'artista del mito, della sacralità dionisiaca, della metafora letteraria. Con le sue opere - commenta Guido Folco, critico e storico dell'arte - ci accompagna alla ricerca del dio Bacco, della sua giocosa e ironica presenza, a cui il maestro allude con costruzioni compositive originali e surreali. Il sacro e il profano costruiscono l'uomo e forgiano il suo spirito e l'arte ne è testimone privilegiata».

RASSEGNA STAMPA
Da: © Giornale di Merate/Valletta,  martedì 24 settembre 2013.

 

PEREGO: LA MOSTRA TRA NATURA E VINO DELL'ARTISTA PAOLO MENON

Una mostra per chiudere dieci anni di riflessione artistica, ma anche per raccontare amore e riconoscenza verso il territorio. Dioniso nell'antica Grecia e Bacco in quella romana, dio del vino e della natura per quei popoli. Quasi inevitabile che Paolo Menon, che da ventitre anni vive a Perego sulle colline che anticipano le Prealpi lecchesi, concludesse qui, dove vino e natura sono protagonisti, il percorso artistico nella mitologia dionisiaca e nella teologia cristiana. 

Dopo Valdobbiadene, Francacorta, Vaticano, Verona, Monticello Brianza, Lecco e Malgrate, dal 22 settembre fino al 6 ottobre le opere dell'artista sono in mostra, con l'associazione culturale Pelagus, nella chiesa medievale di via Cantù. Ieri mattina l'inaugurazione. 

«Abbiamo seguito Menon fin dalla mostra di Verona ("L'Uomo, da Dioniso a Cristo"), per sostenerlo poi in quella di Lecco e Malgrate - ha spiegato Enzo Galeazzi, segretario di Pelagus, associazione culturale che vede Tommaso Scianna come presidente - conosciamo il valore del nostro concittadino scultore. Gli abbiamo chiesto di concludere qui il lungo percorso artistico con quale si è interrogato su temi che ancora oggi ci coinvolgono. Perché nulla andasse dimenticato, abbiamo anche realizzato un Dvd sulla sua storia». 

«Questa mostra mi riempie di orgoglio, perché l'opera che ho donato al Comune verrà installata nella sala consiliare, cioè nello spazio dove si affrontano i problemi e si trovano le soluzioni per la nostra comunità. Bacco era il dio del vino, ma anche della natura boschiva e del teatro. Per questo, la pittoscultura l'ho realizzata come fosse una scenografia teatrale. I protagonisti siamo ovviamente noi, i concittadini che qui risiedono e vivono». 

«Abbiamo donato a Paolo Menon una targa per ringraziarlo dell'onore che ci ha fatto - ha proseguito Paola Panzeri, sindaco di Perego - è un'opera che ripercorre e fissa per sempre sulla tela, quella che è la nostra cultura. Con il suo lavoro Menon ha dato valore artistico a un'attività, quella del viticoltore, che è stata presente a lungo nella nostra comunità. Ora che è stata riscoperta, diventa ogni giorno più importante. Non solo per il territorio. Le nostre aziende vitivinicole sono conosciute ben oltre i confini della Brianza».

Fiammetta Ravot, regista, ha ripercorso il lungo lavoro di ricostruzione di una storia, quella di Paolo Menon, che è diventata ora un video.

«Lo regaleremo a tutte le biblioteche del territorio, e non solo» ha sottolineato Galeazzi.    

Menon è conosciuto in tutto il mondo. New York, Chicago, Innsbruck, Baden-Baden, Venezia,Trieste: soltanto alcune delle città che lo hanno accolto. In questa antologica, propone opere che raccontano l'ultimo decennio. 

«Nel presbiterio abbiamo allestito il "dibattito sui baccanali aboliti nel 186 aC fino al 2010 dC", nonchè il "danzatore enoico" esposto in mezzo mondo», spiega Enzo Galeazzi. "Oltre alle grandi opere, espongo anche piccoli bronzi e grès patinati - precisa Menon che nel 2011 aveva donato un calice da lui scolpito a Papa Benedetto XVI - un pezzo per ognuna delle mostre che ho allestito in sei anni di lavoro». 

Al centro della chiesa la sua ultima opera, "Baccanti vendemmiali danzanti nella Brianza pereghina", una pittoscultura, lunga quattro metri per uno, che l'artista ha donato al Comune di Perego e che verrà installata nella Sala consiliare.

«E' un notturno ambientato nella vecchia Perego, con le case e la torre appena visibili - spiega l'artista - a sinistra ho rappresentato invece le "piramidi" celtiche scoperte qualche anno fa nel parco del Curone, sul territorio pereghino. Sopra le quali c'è un rilievo, la luna piena con una ghirlanda di tralci e foglie, che nella mitologia greca e romana, veniva messa sul capo dai seguaci di Dioniso-Bacco per ottenere, dal dio del vino e dell'ebbrezza, felicità e fertilità. Con la luna piena della vendemmia (che quest'anno è caduta il 19 settembre) i Celti festeggiavano. L'opera ospita sette figure umane che metaforicamente rappresentano i giorni della settimana, tra cui una sacerdotessa che lascia cadere l'ultimo grappolo della vendemmia. E' un'opera che vuole rappresentare anche la riappropriazione culturale e colturale della vite. Per la vita della comunità, la vite ha una grande funzione sociale. La mia Trilogia dionisiaca - conclude Menon - ha voluto essere anche una provocazione per sollecitare un dibattito sulle innumerevoli morti del fine settimana causate spesso da eccesso di alcol e droghe. Come a dire che dall'antica Roma ad oggi, nulla è cambiato».


RASSEGNA STAMPA
Testo di Sergio Perego
tratto da http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=39147

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