Home > Blog > POESIA: PREMIO SPECIALE «ATHOS LAZZARI» CITTA' DI CATTOLICA 2017

POESIA: PREMIO SPECIALE «ATHOS LAZZARI» CITTA' DI CATTOLICA 2017

Spenti i riflettori sul Gran galà del 
Premio letterario di Città di Cattolica 2017 , girato l’angolo del 
Teatro
d ella R e gin a dove è stato celebrato e tenendomi sufficientemente lontano dai festanti rumori e dai clangori mediatici della cerimonia di premiazione, sento la necessità di ringraziare ad uno ad uno i giudici che hanno letto e selezionato - da non credere! - oltre 1600 lavori autorali. Mi stupisce (positivamente, s’intende) una tale partecipazione di scrittori poiché anch’io, in passato, ebbi a far parte della giuria del Premio letterario Giacomo Casanova di Capriva del Friuli (Gorizia) per cui garantisco che il lavoro di giurato è davvero tanto, scrupoloso ed eufemisticamente «pesante» nonostante le poche centinaia di libri in concorso che ebbi il gradito compito di leggere e valutare. Per questo motivo mi sono ritagliato un angolino «strettamente poco personale» da cui esprimere la mia sincera gratitudine in primo luogo allo scrittore, critico letterario e presidente Roberto Sarra, appassionato e instancabile padrone di casa, e poi agli stimati giurati: prof. Giuseppe Bonelli, Nicoletta Bencivenni, Paolo D. Casadio, Angelo Chiaretti, Mariagrazia Cucchi, Enrico Beruschi, Aldo Dalla Vecchia, Hafez Haidar, Veronica Niccolai, Giusy Càfari Panìco, Daniela Quieti, Laura e Silvia Squizzato. Vorrei ricordare, infine, che il Premio speciale Athos Lazzari assegnatomi per i testi raccolti nel volume «Della vite il pianto, e altre poesie (1967-2017)» edito da Bellavite, è stato pariteticamente conferito ad altre due illustri autrici che mi preme citare e che saluto: Maria Grazia Maramotti per il volume «Sarà chiamata donna», pubblicato da Campanotto editore, e Marina Rota per «Amalia, se voi foste uomo…», per i tipi di Golem. Un saluto a tutti gli amici. (P.M.)
«DELLA VITE IL PIANTO» DI PAOLO MENON PREMIATO A CATTOLICA Lo scorso 22 aprile Paolo Menon, poliedrico artista che nel corso della sua carriera è stato anche art director, giornalista, viticultore e poeta, ha ricevuto dalla Giuria del Premio letterario Città di Cattolica il Premio Speciale «Athos Lazzari» dedicato al grande intellettuale, per l’opera «Della vite il pianto» (Bellavite Editore). Nato nel 2008 da un’idea dello scrittore  Roberto Sarra, il premio seleziona ogni anno opere di narrativa e poesia meritevoli, sia edite che inedite. L’opera di Paolo Menon si pone a metà strada, come raccolta di pensieri, riflessioni e componimenti poetici che spaziano dal vino al mito, dalle donne alla moda, fino alla scultura dionisiaca. (Dal mensile «Vivere», maggio 2017, Bellavite Editore)
Autore: Paolo Menon Titolo: Della vite il pianto Sottotitolo: e altre 49 poesie (1967-2017) Editore: Bellavite, Missaglia (Lecco) Pagine: 208 formato: 11,5 x 16 cm. Euro: 12, 40 ISBN 978 88 7511 306 3
FRESCHI DI STAMPA. «DELLA VITE IL PIANTO E ALTRE POESIE (1967-2017)»: QUANDO LA LINFA ANNUNCIA LA PRIMAVERA Cinquant’anni di scrittura, cinquanta poesie selezionate — una per anno —, dieci riflessioni su vino e mito, donne e moda, cavalli arabi, scultura dionisiaca e sacra, pubblicate nel tempo sui magazine di quotidiani e periodici nazionali, e il racconto breve inedito: «Il ponte di ferro», il tutto in 208 pagine scritte da Paolo Menon per i tipi di Bellavite editore in Missaglia. Da gennaio in libreria. Il titolo «Della vite il pianto», tuttavia, non deve trarre in inganno il lettore – avverte Menon nel poscritto della sua nota finale – poiché il «pianto della vite» è una locuzione che non significa dolore, ma «linfa vitale»; linfa che a primavera inaugura il suo moto verso i tralci potati da cui fuoriesce «lacrimando». Cicatrizzata la ferita, infatti, la linfa nutrirà le nuove gemme sino a farle fruttificare. Ma, ecco quanto spiega nella nota finale l’autore. « A differenza di altri testi giornalistici e di saggistica pubblicati nel corso degli anni, quelli a vocazione poetica hanno trovato spazio per cinque decenni — con qualche eccezione — soltanto nella mia cassetta di legno per vini: custode rigorosa di centinaia di pagine manoscritte, utilizzate oggi per redigere questa raccolta. Che ospita — per estensione antologica — sia un breve racconto, sia una selezione di riflessioni con accenti più o meno edonistici, tratte da articoli di costume pubblica- ti su alcuni periodici nazionali e altre ancora da saggi e cataloghi d’arte. Dopo qualche aggiunta e correzione, debbo pertanto informare il nuovo lettore che le cinquanta poesie scelte per questo libro sono per la maggior parte inedite. La poesia, d’altro canto, è luogo
 impervio dell’interiorità, specchio delle verità che riverberano passioni, conflittualità, metamorfosi o, addirittura, «voci contradditorie e pulsioni fisiche contradditorie», come rivela il poeta Czes ł aw Mi ł osz [*], e che puntualmente trovano rifugio nella mia vecchia cassetta di legno. Finché un tragico evento scosse in profondità le mie radici, denudandole: il suicidio di mio fratello minore,
POESIA: PREMIO SPECIALE «ATHOS LAZZARI» CITTA' DI CATTOLICA 2017
Luigi. Esperienza da cui non ci si rialza tanto facilmente, nonostante il tentativo di lasciare aperta una fenditura nell’animo — vulnerabile quanto una carezza mendicata — per essere raggiunti anche da chi, rispettoso degli universi interiori, potrebbe aiutarci a detergere le ferite che non cicatrizzano o a rianimare la bellezza vivicante da cui ripartire. Sette anni prima di quel tragico evento, da quando decisi di dedicarmi, nel 2003, alla saggistica, come pure alla poesia e tornare alla scultura dopo anni di appagante lavoro grafico e giornalistico, volli orientare la mia nuova impresa creativa verso l’olimpo letterario e artistico del mito dionisiaco, riavvicinandomi ai testi antichi, moderni e contemporanei, ispiratori di nuovi mondi e modi di comunicare. E fu così che dal mito di Dioniso 
 m’incamminai verso Cristo — riscoprendolo — e da Cristo ripartii alla ricerca artistica del sacro che sapevo essere nel mio Dna sin dall’adolescenza. C o n t ali p r o p o siti c hie si a mio f r a t ello di p o s a r e p e r u n C r o cifis s o , a g r a n d e z z a n a t u r ale , c h e a v r ei suddiviso in cinque tele quadrate, assemblate a Tau, e intitolato « Quando le parole uccidono!» Gli chiesi, tra l’altro, di assistermi nella modellatura in argilla del corpo di Cristo sino a completarne la silhouette fittile: lavoro che avremmo realizzato a quattro mani, nella speranza di distrarlo così dai disturbi depressivi di cui soffriva. Luigi accettò di buon grado, con curiosità inaspettata e con occhi di bambino che sprizzavano gioia, trasmettendomela. Dopo qualche tempo, il buio assoluto oscurò la sua vita terrena. Lacerando la mia. 
 
[*] Poeta e saggista polacco, Premio Nobel per la letteratura 1980, da Poesie di Czesław Miłosz, Adelphiana, Adelphi Edizioni, p.272
Spenti i riflettori sul Gran galà del Premio letterario di Città di Cattolica 2017, girato l’angolo del Teatro della Regina dove è stato celebrato e tenendomi sufficientemente lontano dai festanti rumori e dai clangori mediatici della cerimonia di premiazione, sento la necessità di ringraziare ad uno ad uno i giudici che hanno letto e selezionato - da non credere! - oltre 1600 lavori autorali. Mi stupisce (positivamente, s’intende) una tale partecipazione di scrittori poiché anch’io, in passato, ebbi a far parte della giuria del Premio letterario Giacomo Casanova di Capriva del Friuli (Gorizia) per cui garantisco che il lavoro di giurato è davvero tanto, scrupoloso ed eufemisticamente «pesante» nonostante le poche centinaia di libri in concorso che ebbi il gradito compito di leggere e valutare. Per questo motivo mi sono ritagliato un angolino «strettamente poco personale» da cui esprimere la mia sincera gratitudine in primo luogo allo scrittore, critico letterario e presidente Roberto Sarra, appassionato e instancabile padrone di casa, e poi agli stimati giurati: prof. Giuseppe Bonelli, Nicoletta Bencivenni, Paolo D. Casadio, Angelo Chiaretti, Mariagrazia Cucchi, Enrico Beruschi, Aldo Dalla Vecchia, Hafez Haidar, Veronica Niccolai, Giusy Càfari Panìco, Daniela Quieti, Laura e Silvia Squizzato.
Vorrei ricordare, infine, che il Premio speciale Athos Lazzari assegnatomi per i testi raccolti nel volume «Della vite il pianto, e altre poesie (1967-2017)» edito da Bellavite, è stato pariteticamente conferito ad altre due illustri autrici che mi preme citare e che saluto: Maria Grazia Maramotti per il volume «Sarà chiamata donna», pubblicato da Campanotto editore, e Marina Rota per «Amalia, se voi foste uomo…», per i tipi di Golem. Un saluto a tutti gli amici. (P.M.)

«DELLA VITE IL PIANTO» DI PAOLO MENON PREMIATO A CATTOLICA
Lo scorso 22 aprile Paolo Menon, poliedrico artista che nel corso della sua carriera è stato anche art director, giornalista, viticultore e poeta, ha ricevuto dalla Giuria del Premio letterario Città di Cattolica il Premio Speciale «Athos Lazzari» dedicato al grande intellettuale, per l’opera «Della vite il pianto» (Bellavite Editore). Nato nel 2008 da un’idea dello scrittore  Roberto Sarra, il premio seleziona ogni anno opere di narrativa e poesia meritevoli, sia edite che inedite. L’opera di Paolo Menon si pone a metà strada, come raccolta di pensieri, riflessioni e componimenti poetici che spaziano dal vino al mito, dalle donne alla moda, fino alla scultura dionisiaca. (Dal mensile «Vivere», maggio 2017, Bellavite Editore)

Autore: Paolo Menon
Titolo: Della vite il pianto
Sottotitolo: e altre 49 poesie (1967-2017)
Editore: Bellavite, Missaglia (Lecco)
Pagine: 208
Formato: 11,5 x 16 cm.
Euro: 12, 40
ISBN 978 88 7511 306 3



FRESCHI DI STAMPA. «DELLA VITE IL PIANTO E ALTRE POESIE (1967-2017)»: QUANDO LA LINFA ANNUNCIA LA PRIMAVERA
Cinquant’anni di scrittura, cinquanta poesie selezionate — una per anno —, dieci riflessioni su vino e mito, donne e moda, cavalli arabi, scultura dionisiaca e sacra, pubblicate nel tempo sui magazine di quotidiani e periodici nazionali, e il racconto breve inedito: «Il ponte di ferro», il tutto in 208 pagine scritte da Paolo Menon per i tipi di Bellavite editore in Missaglia. Da gennaio in libreria.
Il titolo «Della vite il pianto», tuttavia, non deve trarre in inganno il lettore – avverte Menon nel poscritto della sua nota finale – poiché il «pianto della vite» è una locuzione che non significa dolore, ma «linfa vitale»; linfa che a primavera inaugura il suo moto verso i tralci potati da cui fuoriesce «lacrimando». Cicatrizzata la ferita, infatti, la linfa nutrirà le nuove gemme sino a farle fruttificare.
Ma, ecco quanto spiega nella nota finale l’autore.
«A differenza di altri testi giornalistici e di saggistica pubblicati nel corso degli anni, quelli a vocazione poetica hanno trovato spazio per cinque decenni — con qualche eccezione — soltanto nella mia cassetta di legno per vini: custode rigorosa di centinaia di pagine manoscritte, utilizzate oggi per redigere questa raccolta. Che ospita — per estensione antologica — sia un breve racconto, sia una selezione di riflessioni con accenti più o meno edonistici, tratte da articoli di costume pubblica- ti su alcuni periodici nazionali e altre ancora da saggi e cataloghi d’arte.
Dopo qualche aggiunta e correzione, debbo pertanto informare il nuovo lettore che le cinquanta poesie scelte per questo libro sono per la maggior parte inedite. La poesia, d’altro canto, è luogo impervio dell’interiorità, specchio delle verità che riverberano passioni, conflittualità, metamorfosi o, addirittura, «voci contradditorie e pulsioni fisiche contradditorie», come rivela il poeta Czesław Miłosz [*], e che puntualmente trovano rifugio nella mia vecchia cassetta di legno.
Finché un tragico evento scosse in profondità le mie radici, denudandole: il suicidio di mio fratello minore, Luigi. Esperienza da cui non ci si rialza tanto facilmente, nonostante il tentativo di lasciare aperta una fenditura nell’animo — vulnerabile quanto una carezza mendicata — per essere raggiunti anche da chi, rispettoso degli universi interiori, potrebbe aiutarci a detergere le ferite che non cicatrizzano o a rianimare la bellezza vivicante da cui ripartire.
Sette anni prima di quel tragico evento, da quando decisi di dedicarmi, nel 2003, alla saggistica, come pure alla poesia e tornare alla scultura dopo anni di appagante lavoro grafico e giornalistico, volli orientare la mia nuova impresa creativa verso l’olimpo letterario e artistico del mito dionisiaco, riavvicinandomi ai testi antichi, moderni e contemporanei, ispiratori di nuovi mondi e modi di comunicare. E fu così che dal mito di Dioniso  m’incamminai verso Cristo — riscoprendolo — e da Cristo ripartii alla ricerca artistica del sacro che sapevo essere nel mio Dna sin dall’adolescenza.
Con tali propositi chiesi a mio fratello di posare per un Crocifisso, a grandezza naturale, che avrei suddiviso in cinque tele quadrate, assemblate a Tau, e intitolato « Quando le parole uccidono!» Gli chiesi, tra l’altro, di assistermi nella modellatura in argilla del corpo di Cristo sino a completarne la silhouette fittile: lavoro che avremmo realizzato a quattro mani, nella speranza di distrarlo così dai disturbi depressivi di cui soffriva.
Luigi accettò di buon grado, con curiosità inaspettata e con occhi di bambino che sprizzavano gioia, trasmettendomela. Dopo qualche tempo, il buio assoluto oscurò la sua vita terrena. Lacerando la mia.
[*] Poeta e saggista polacco, Premio Nobel per la letteratura 1980, da Poesie di Czesław Miłosz, Adelphiana, Adelphi Edizioni, p.272
Osservazioni
Aggiungi un commento
  •  
  •