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TUTTE LE VITE DI PAOLO MENON, INTELLETTUALE DALL'ANIMO ARTISTICO

Prima art director e giornalista, poi viticultore e poeta, Paolo Menon non si è accontentato di una vita sola. Tutte queste vite un po’ si assomigliano, naturalmente, o almeno si frequentano tra loro. Probabilmente sono la stessa vita variamente declinata. Come sentieri borgesiani che si biforcano, ogni vita confluisce nell’altra, per un po’ se ne separa, sparisce dietro una curva, ricompare dopo un’altra, fa un lungo giro e poi torna al punto di partenza.
Alla confluenza di tutti i sentieri, al posto dei semafori e dei cartelli stradali, ci sono le poesie e gli scritti d’occasione che Menon ha raccolto nel suo ultimo libro, Della vite il pianto, che qualche giorno fa ha vinto il Premio Speciale Athos Lazzari 2017 assegnato dal Premio letterario Città di Cattolica.
Dietro l’idea che «vestire il vino» con l’opportuna etichetta «è un’arte che richiede senso estetico, sensibilità artistica e conoscenza delle arti grafiche» c’è l’art director, che per anni è stato magna pars di Amica, il periodico femminile battezzato così, nel 1962, dal grande Dino Buzzati in persona.
Opera del poeta, oltre ai versi veri e propri, sono anche le osservazioni a proposito del Calendario Pirelli, l’inno al «look delle top model», la visione abbacinante di tutte le «splendide creature» della moda, che «arrivano, salutano, baciano, sorridono, si scoprono, si mostrano, volteggiano, si rivestono, risalutano e lasciano nell’aria un bye-bye dolcissimo». C’è il poeta, ma c’è anche il giornalista, e di nuovo l’art director e l’esteta, dietro il discorso su giornalismo e pubblicità, una sorta di «a parte» futurista, quando Menon spiega che proprio Amica è stato «il primo periodico» che «si è adeguato agli stimoli della società dello spettacolo» accettando «gli input della pubblicità spettaccolarizzandone i contenuti». Ne consegue, chiude l’autore di Della vite il pianto a tutte maiuscole, «che LO STILE DELLA PUBBLICITÀ STA TRASFORMANDO IL LINGUAGGIO DEL PERIODICO». Del periodico e di tutto il resto. È lo speciale dono che le avanguardie artistiche (senza volerlo, o forse sì) hanno fatto al mondo: prestare il talento poetico e visionario al look, alla grafica, all’immaginario culturale, al misterioso sistema delle mode, alla bellezza femminile, all’arte di vendere e comprare. In virtù delle sue vite plurime, ma soprattutto della consapevolezza che ha di tutti gli intrecci tra i diversi avatar in cui si è incarnato, Paolo Menon è un perfetto testimonial, oltre che un protagonista, di ciò che in altri tempi si sarebbe detto «modernità», e in altri ancora «avant-garde».
Della vite il pianto è contemporaneamente un libro di poesie («distrutto il regno / non mi resta / che ricominciare / tutto da capo») e un diario di bordo, nel quale lampeggiano immagini di cavalli arabi, di ragazze bellissime, di «architetture imponenti e neogotiche, vittoriane e liberty». È qualcosa, per capirci, tra il party e il carnevale.

Testo (e nella foto): «Tutte le vite di Paolo Menon, intellettuale dall’animo artistico», di Pier Luigi Vercesi, direttore di Sette, Corriere della Sera, 14 aprile 2017
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