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NELLA TERRA DEGLI INCAS HA SCOLPITO L'ALTARE DELLA CHIESA DEGLI ANGELI

Un viaggio nel viaggio, il primo nella bella e sconfinata Argentina, il secondo dentro se stesso. Paolo Menon, l'eclettico artista di origini venete, ma da anni residente a Perego (oggi La Valletta Brianza), è da poco tornato dalla terra degli Incas, dove è stato invitato dal critico, storico dell'arte Daniele Crippa per scolpire l'altare per la chiesa de Los Angeles, situata nell'estancia «El Milagro» di Candelaria, località della provincia di Salta che si trova a nord del Paese. «Ho girato il mondo, ma niente è paragonabile a ciò che ho visto in quei luoghi protetti dalla "Pachamama",  dea della Terra dei popoli andini. Si può viaggiare con la fantasia, si possono leggere montagne di libri o rimanere incollati al televisore per conoscere la bellezza di un territorio o la storia di un popolo, ma non c'é stupore e gioia più grandi di quando ci si trova realmente nel luogo desiderato», racconta Menon, spiegando la difficoltà di dover costruire un'opera che doveva integrarsi con la cultura e le tradizioni locali, lontana quindi dalle linee architettoniche del Vecchio Continente. «Un'altra sfida è stata quella di dovermi misurare con la pietra rossa andina, con la quale c’é stata da subito una forte empatia, roccia che proviene da luoghi incontaminati dove l'acqua pura del torrente che dissetava il popolo Inca si può bere ancora oggi. Nella pietra io devo percepire musicalità, armonia oltre a vedere i colori che non faticano a plasmarsi. Ci deve essere una sorta di magia tra lo scultore e il materiale da lavorare e trasformare. Essendo ricca di ferro, la pietra rossa ricavata vicino ai corsi d'acqua risultava di un colore più acceso ed era anche più friabile, mentre si schiariva e diventava più dura e rosa se lontano dal fiume», spiega e nel raccontarlo non è difficile immaginarla quasi una cosa viva. Nel soggiorno durato un mese, lo scultore ha infine realizzato tutto l'arredo sacro della piccola chiesa: nel presbiterio l'altare dell'Angelo del Risorto, l'ambone dell'evangelista Matteo, la sede del Presidente dell'Assemblea oltre al fonte battesimale e all'acquasantiera. «Inoltre – spiega Menon – alcuni dei migliori artisti del mondo dipingeranno la loro personale interpretazione della figura dell'Angelo su una mattonella. L’insieme delle centinaia di mattonelle formerà una copertura policroma applicata su tutto il perimetro interno delle pareti della chiesa. Sarà un risultato meraviglioso, un edificio piccolo e ubicato in un luogo bello ma sperduto, ricco di opere d'arte e significati». Lo scultore fa inoltre sapere che c'é una buona possibilità che Papa Francesco Bergoglio consacri la chiesa nel suo prossimo viaggio in terra natale, un onore che lo riempie di soddisfazione. «Nulla sarà come prima – conclude – per chi come me torna da un viaggio così impegnativo, dove ha aggiunto conoscenza alla conoscenza, ha messo un punto d'esperienza dopo una frase mai completata, ha esplorato nuovi mondi. Anche dentro se stesso»
 
Testo di Roberta Orsenigo dal «Giornale di Merate», Paolo Menon, eclettico artista di Perego, reduce dal Sudamerica, La Valletta Brianza, pagina 26, 26 maggio 2015.
 
Nella foto di Sergio Petracchi: Paolo Menon in Argentina, al lavoro sull'altare dedicato all'Angelo del Risorto
Un viaggio nel viaggio, il primo nella bella e sconfinata Argentina, il secondo dentro se stesso. Paolo Menon, l'eclettico artista di origini venete, ma da anni residente a Perego (oggi La Valletta Brianza), è da poco tornato dalla terra degli Incas, dove è stato invitato dal critico, storico dell'arte Daniele Crippa per scolpire l'altare per la chiesa de Los Angeles, situata nell'estancia «El Milagro» di Candelaria, località della provincia di Salta che si trova a nord del Paese.
«Ho girato il mondo, ma niente è paragonabile a ciò che ho visto in quei luoghi protetti dalla "Pachamama",  dea della Terra dei popoli andini. Si può viaggiare con la fantasia, si possono leggere montagne di libri o rimanere incollati al televisore per conoscere la bellezza di un territorio o la storia di un popolo, ma non c'é stupore e gioia più grandi di quando ci si trova realmente nel luogo desiderato», racconta Menon, spiegando la difficoltà di dover costruire un'opera che doveva integrarsi con la cultura e le tradizioni locali, lontana quindi dalle linee architettoniche del Vecchio Continente. «Un'altra sfida è stata quella di dovermi misurare con la pietra rossa andina, con la quale c’é stata da subito una forte empatia, roccia che proviene da luoghi incontaminati dove l'acqua pura del torrente che dissetava il popolo Inca si può bere ancora oggi.
Nella pietra io devo percepire musicalità, armonia oltre a vedere i colori che non faticano a plasmarsi. Ci deve essere una sorta di magia tra lo scultore e il materiale da lavorare e trasformare. Essendo ricca di ferro, la pietra rossa ricavata vicino ai corsi d'acqua risultava di un colore più acceso ed era anche più friabile, mentre si schiariva e diventava più dura e rosa se lontano dal fiume», spiega e nel raccontarlo non è difficile immaginarla quasi una cosa viva.
Nel soggiorno durato un mese, lo scultore ha infine realizzato tutto l'arredo sacro della piccola chiesa: nel presbiterio l'altare dell'Angelo del Risorto, l'ambone dell'evangelista Matteo, la sede del Presidente dell'Assemblea oltre al fonte battesimale e all'acquasantiera.
«Inoltre – spiega Menon – alcuni dei migliori artisti del mondo dipingeranno la loro personale interpretazione della figura dell'Angelo su una mattonella. L’insieme delle centinaia di mattonelle formerà una copertura policroma applicata su tutto il perimetro interno delle pareti della chiesa. Sarà un risultato meraviglioso, un edificio piccolo e ubicato in un luogo bello ma sperduto, ricco di opere d'arte e significati».
Lo scultore fa inoltre sapere che c'é una buona possibilità che Papa Francesco Bergoglio consacri la chiesa nel suo prossimo viaggio in terra natale, un onore che lo riempie di soddisfazione. «Nulla sarà come prima – conclude – per chi come me torna da un viaggio così impegnativo, dove ha aggiunto conoscenza alla conoscenza, ha messo un punto d'esperienza dopo una frase mai completata, ha esplorato nuovi mondi. Anche dentro se stesso».

Testo di Roberta Orsenigo
dal «Giornale di Merate», Paolo Menon, eclettico artista di Perego, reduce dal Sudamerica, La Valletta Brianza, pagina 26, 26 maggio 2015.

Nella foto di Sergio Petracchi: Paolo Menon in Argentina, al lavoro sull'altare dedicato all'Angelo del Risorto.
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