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PAOLO MENON IN CINQUANTA LIRICHE, UNA VITA RIPERCORSA IN FRAMMENTI

Squarci, angeli, ponti, cavalli arabi. Lui, Paolo Menon, li chiama «frammenti». Sono, però, anche temi dal titolo: «Della vite il pianto», contenuti nell’ultimo libro di poesie e racconti che Menon pubblica ora da Bellavite, editore in Missaglia. Cinquanta liriche, scritte tra il 1967 e il 2017 come si legge nel sottotitolo, che ripercorrono una vita: la sua. Scultore, grafico, giornalista di riviste che ha fondato e diretto, o lo hanno visto collaborare, Menon ha sempre raccontato gli altri. Senza per questo dimenticare se stesso. Infatti, le parole dei momenti più intimi, di gioia, di dolore, di passioni, di amore per l'arte e la natura, finivano puntualmente nella sua «cassetta per i vini» (Bacco o Dioniso è uno dei suoi temi artistici o professionali) e lì rimanevano a decantare. Dal Veneto, dove è nato, a Milano, dove ancora giovanissimo si era trasferito e ha lavorato a lungo. Da Parigi a New York, inviato dei grandi magazine che raccontavano le donne e la moda. Da Sana'a, con gente di cavalli, all'Argentina delle sculture per le chiese della pampas. Fino a La Valletta Brianza (già Perego) nel parco di Montevecchia e della Valle del Curone, provincia di Lecco. Lasciata Milano, qui al Lissolo, location conosciuta soprattutto dalle cronache sportive di mezzo mondo per aver deciso qualche tappa del Giro d'Italia o Lombardia, ventisei anni fa Paolo Menon aveva scelto di vivere. Un angolo di boschi in salvaguardia, dove gli stereotipi sulla Brianza ricca solo di industrie vengono cancellati, in pochi secondi, dall'esperienza diretta. Dalla sua casa nel parco, Menon ha continuato a lavorare («sono forse stato il primo a poter disporre di internet», raccontava ieri. Fino al 2003 quando, «inaspettatamente - così si legge sul retro di copertina - aveva deciso di lasciare il giornalismo di redazione». «Volevo ritornare alla scultura, o meglio all'arte che mi coinvolge più di ogni altra - spiega adesso - per approfondire i temi che mi appassionano, come il vino nella mitologia. L'Uomo da Dioniso a Cristo , che ho esposto anche nella cattedrale di Lecco e a Malgrate, è una delle mostre con cui ho attraversato l'Italia fino al Palazzo vaticano del Vicariato Maffei Marescotti». Saggi, libri, mostre, poesie pubblicate anche sulle antologie più autorevoli. «Tre liriche - conferma Menon sono state pubblicate ora, nel VII volume dell' E n ciclo p e dia di P o e sia C o n t e m p o r a n e a , edita dalla Fondazione Mario Luzi, uno dei più grandi poeti italiani». Liriche «dagli incisivi doppi sensi dell'eros, con lemmi tipici dell'Impero di Bacco» come sostiene l'Accademia romana Giuseppe Gioachino Belli. Infine i racconti. Uno fra tutti «lacerante», come lo definisce lo stesso Menon, è «Il ponte di ferro». «In una Milano contemporanea e grigia – si legge sul retro di copertina, a firma del prof. Enzo D’Urbano - la storia, con finale tragico, di un insuperabile lutto. Il protagonista, ostaggio della depressione,in cura ma senza convincimento e speranza, sembra schernire la scienza medica utilizzandola per procurarsi l’ultimo barlume di ossessionata visione del passaggio dalla vita alla morte, metaforicamente rappresentato sia dalle impronte lasciate dai passanti sui foglietti sia dal Ponte di ferro (…)». «Perché le ferite dello spirito dice Menon - non si richiudono mai. A consolarmi tuttavia - conclude il poeta, mentre il sole dell'autunno brianzolo illumina i boschi - c'è tutto questo. E davvero non è poco».  
Autore: Paolo Menon Titolo: Della vite il pianto Sottotitolo: e altre 49 poesie (1967-2017) Editore: Bellavite, Missaglia (Lecco) Pagine: 208 formato: 11,5 x 16 cm. Euro: 12, 40 ISBN 978 88 7511 306 3
Testo di Sergio Perego , Il Giorno QN, edizione Lecco Como, 15 dicembre 2016
Squarci, angeli, ponti, cavalli arabi. Lui, Paolo Menon, li chiama «frammenti». Sono, però, anche temi dal titolo: «Della vite il pianto», contenuti nell’ultimo libro di poesie e racconti che Menon pubblica ora da Bellavite, editore in Missaglia. Cinquanta liriche, scritte tra il 1967 e il 2017 come si legge nel sottotitolo, che ripercorrono una vita: la sua.
Scultore, grafico, giornalista di riviste che ha fondato e diretto, o lo hanno visto collaborare, Menon ha sempre raccontato gli altri. Senza per questo dimenticare se stesso. Infatti, le parole dei momenti più intimi, di gioia, di dolore, di passioni, di amore per l'arte e la natura, finivano puntualmente nella sua «cassetta per i vini» (Bacco o Dioniso è uno dei suoi temi artistici o professionali) e lì rimanevano a decantare.
Dal Veneto, dove è nato, a Milano, dove ancora giovanissimo si era trasferito e ha lavorato a lungo. Da Parigi a New York, inviato dei grandi magazine che raccontavano le donne e la moda. Da Sana'a, con gente di cavalli, all'Argentina delle sculture per le chiese della pampas. Fino a La Valletta Brianza (già Perego) nel parco di Montevecchia e della Valle del Curone, provincia di Lecco.
Lasciata Milano, qui al Lissolo, location conosciuta soprattutto dalle cronache sportive di mezzo mondo per aver deciso qualche tappa del Giro d'Italia o Lombardia, ventisei anni fa Paolo Menon aveva scelto di vivere. Un angolo di boschi in salvaguardia, dove gli stereotipi sulla Brianza ricca solo di industrie vengono cancellati, in pochi secondi, dall'esperienza diretta. Dalla sua casa nel parco, Menon ha continuato a lavorare («sono forse stato il primo a poter disporre di internet», raccontava ieri. Fino al 2003 quando, «inaspettatamente - così si legge sul retro di copertina - aveva deciso di lasciare il giornalismo di redazione». «Volevo ritornare alla scultura, o meglio all'arte che mi coinvolge più di ogni altra - spiega adesso - per approfondire i temi che mi appassionano, come il vino nella mitologia. L'Uomo da Dioniso a Cristo, che ho esposto anche nella cattedrale di Lecco e a Malgrate, è una delle mostre con cui ho attraversato l'Italia fino al Palazzo vaticano del Vicariato Maffei Marescotti».
Saggi, libri, mostre, poesie pubblicate anche sulle antologie più autorevoli. «Tre liriche - conferma Menon sono state pubblicate ora, nel VII volume dell'Enciclopedia di Poesia Contemporanea, edita dalla Fondazione Mario Luzi, uno dei più grandi poeti italiani». Liriche «dagli incisivi doppi sensi dell'eros, con lemmi tipici dell'Impero di Bacco» come sostiene l'Accademia romana Giuseppe Gioachino Belli. Infine i racconti. Uno fra tutti «lacerante», come lo definisce lo stesso Menon, è «Il ponte di ferro». «In una Milano contemporanea e grigia – si legge sul retro di copertina, a firma del prof. Enzo D’Urbano - la storia, con finale tragico, di un insuperabile lutto. Il protagonista, ostaggio della depressione,in cura ma senza convincimento e speranza, sembra schernire la scienza medica utilizzandola per procurarsi l’ultimo barlume di ossessionata visione del passaggio dalla vita alla morte, metaforicamente rappresentato sia dalle impronte lasciate dai passanti sui foglietti sia dal Ponte di ferro (…)». «Perché le ferite dello spirito dice Menon - non si richiudono mai. A consolarmi tuttavia - conclude il poeta, mentre il sole dell'autunno brianzolo illumina i boschi - c'è tutto questo. E davvero non è poco».

Autore: Paolo Menon
Titolo: Della vite il pianto
Sottotitolo: e altre 49 poesie (1967-2017)
Editore: Bellavite, Missaglia (Lecco)
Pagine: 208
Formato: 11,5 x 16 cm.
Euro: 12, 40
ISBN 978 88 7511 306 3


Testo di Sergio Perego , Il Giorno QN, edizione Lecco Como, 15 dicembre 2016
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