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PAOLO MENON ESPONE «L'UOMO DA DIONISO A CRISTO» A ROMA-VATICANO

Comunicato stampa. «L'Uomo da Dioniso a Cristo»: terza mostra personale di Paolo Menon della trilogia dionisiaca; la prima: «Dei Tirsi Divini, rilievi di luce bronzea nel tempio onirico di Dioniso» (2006); La seconda: «Oinòdes, le forme del bere e altre “che sanno di vino” ispirate alla mitologia ellenica, all'eros, alla religione, alla politica» (2010).

 

VERNISSAGE: mercoledì 11 maggio 2o11, ore 19:oo

 

DOVE: Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti (Saloni espositivi del «Centro Culturale Card. Ugo Poletti») a Roma, via della Pigna 13/a

 

APERTURA: mostra in itinere aperta al pubblico quotidianamente (domenica esclusa): dal 12 al 2o maggio 2o11 - dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle ore 15:00 alle 19:00. La mostra proseguirà a Verona nel mese di agosto e successivamente - date in via di definizione - nella città di Mantova.

 

CURATRICE DELLA MOSTRA: Rosa Lardelli

Contatti: Rosa Lardelli (r.lardelli@alice.it), «Associazione culturale e artistica Ars Vivendi» di Brescia (030.3530557)

 

PATROCINI: Regione Lombardia, Provincia di Lecco, Comune di Perego (Lc), Comune di Brescia, Comune di Valdobbiadene (Tv), Ambasciata della Repubblica di Bulgaria a Roma, Museo della Permanente di Milano, Museo d’Arte contemporanea Remo Bianco in Franciacorta, ASUS: Accademia delle Scienze Umane e Sociali di Roma.

 

CONTENUTI: il prof. Gaspare Mura, docente di Ermeneutica filosofica presso la Pontificia Università Lateranense, riflettendo sul mito dionisiaco evocato dai lavori di Menon, scrive in catalogo: «... La molteplicità delle epifanie e delle trasformazioni di Dioniso è ancora oggetto di studio tra gli storici delle religioni, come pure la sua irruenta penetrazione in popoli, culture e religioni diverse. Certa è la sua capacità di simboleggiare il grande mistero della vita e della morte, in cui sono coinvolti insieme la natura, l’uomo e lo stesso dio. E’ per questa sua ricca simbologia che i «Tirsi divini» (titolo della prima mostra di Menon sulla trilogia dionisiaca) in onore di Dioniso possono essere trasfigurati in allegoria di ciò che realmente si realizzerà nel mistero cristiano, che è mistero di morte e di resurrezione, di trasformazione dell’acqua in vino e del vino in sangue eucaristico, di trasfigurazione della natura tutta nell’icona del corpo del Risorto».

Le opere sono in bronzo, biscuit di porcellana, terracotta a patina bronzea e materiali compositi in cui l’autore riprende il mito arcaico e pure attualissimo di Dioniso e della cultura edonistica del vino, soffermandosi sulla profondità spirituale della vita in relazione al vivere e morire. La mostra allestita al Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti, su invito di Mons. Liberio Andreatta, si snoda sostanzialmente lungo le sale del «Centro culturale Card. Ugo Poletti», sito al primo piano, in questo modo: 
La Cappella dell’Immacolata ospita l’«Ekphrasis»: paliotto d’altare in grès patinato, il Calix pro sancta Missa «Getsemani», la Pisside-patena in biscuit di porcellana e oro con coperchio e i calici da Messa «Mors et vita» e «Graal n.1». 
La sala dell’Abbondanza è dedicata all’arte sacra: dalla Madonna con Bambino («Mater Ecclesiae»), alla duplice Crux pectoralis, dalla rivisitazione della «Fiasca del Pellegrino» all’accorata esortazione di Giovanni Paolo II: «Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo!», al «O salutaris Hostia» in bronzo e marmo e... altro ancora. 
Le due sale della Gloria e del Giglio sono dedicate al grande poeta epico Nonno di Panopoli con opere provenienti dalla mostra «Dei Tirsi divini» (allestita nel 2oo6 a Villa dei Cedri di Valdobbiadene, Treviso, e nel 2oo8 esposta a Palazzo dei Provveditori Veneti di Gradisca d’Isonzo, Gorizia). Le sculture sono inoltre ispirate alla letteratura del mito dionisiaco («Le Baccanti» di Euripide), realizzate in bronzo, terracotta e rilievi patinati). 
La sala delle Virtù ospita il «Dibattito sull’abolizione dei Baccanali in Roma per decreto senatoriale, 186 a.C. - 2010 d.C.» L’opera è una narrazione scultorea in ferro e terracotta patinata che rappresenta un’assemblea di baccanti, fauni e satiri e legislatori del Senato romano; Dioniso interloquisce con la sacerdotessa delle baccanti indossando rispettivamente le cuffie senza filo. La composizione semicircolare degli elementi strutturali misura all’incirca 22 metri suddivisi in dieci segmenti. La monumentalità di quest’opera ha il compito di sorprendere e (auspicabilmente) emozionare il visitatore inducendolo a interrogarsi sulle problematiche giovanili relative al bere sregolato e all’assunzione di droghe che causano inesorabilmente morti tanto tragiche quanto assurde. Nei pressi dei due semicerchi vi sarà un piccolo bronzo: «Prudenza quando giochi con Bacco!», che suggerirà una lettura trasversale (surreale e realistica al tempo stesso) delle conseguenze dei «baccanali» di oggi sull’uomo. 
La sala di Apollo, utilizzata per l’intrattenimento culturale, espone una sola opera, un Crocifisso a grandezza naturale dal titolo: «Quando le parole uccidono».

 

CATALOGO DELLE OPERE IN ESPOSIZIONE 

Il catalogo pubblica le opere suddivise (solo per semplificare) in «antologiche», riferite a quelle esposte nelle due precedenti mostre, e «sacre» con interventi e riflessioni critiche dell’architetto Mario Bellini e del teologo-pedagogista don Stefano Peretti. Il catalogo è stampato dall'editore-partner Paolo Bellavite di Missaglia (Lecco), che lo distribuirà inoltre nelle librerie specializzate su territorio nazionale. Una particolare confezione dei tre cataloghi riuniti conterrà un medaglione in biscuit di porcellana, il «Pax tibi», in una limitata edizione di 99/1oo multipli numerati e firmati dall’artista per gli ospiti d'onore presenti al vernissage.

 

VERNISSAGE CON IL FOTOGRAFO DI SCENA. 

Rinaldo Capra (noto fotografo professionista di ritratti, still-life e architettura) «contaminerà» le sale espositive con la creatività del suo obbiettivo e la drammaticità delle luci che fermeranno gli istanti dell’Homo viator – nello specifico il Visitatore della mostra – mentre passa accanto o si sofferma davanti alle sculture che più lo incuriosiscono così da coglierne significati, vibrazioni, sentimenti. I ritratti della mostra saranno successivamente esposti in una personale del fotografo bresciano e pubblicate in un elegante volume fotografico.

 

LA CURATRICE DELLA MOSTRA, Rosa Lardelli («Associazione Arte e Cultura Ars Vivendi» di Brescia), è inoltre coordinatrice artistica della performance del fotografo, per il quale raccoglierà le impressioni/opinioni degli ospiti presenti al vernissage sull’opera scelta con cui poseranno per il ritratto fotografico.

 

PARTNER: Cavicchini Costruzioni Generali di Bagnolo S.Vito (Mn), Bellavite Editore in Missaglia (Lc), Centro Diffusione Arte di Milano, Associazione Altamarca di Valdobbiadene (Tv), Tecno Design Plexiglass di Monticelli Brusati (Bs), Mafer di Milano, Broncolor (Svizzera), PhaseOne (Danimarca).

 

PARTNER ENOICI. Le degustazioni dei vini e dei prodotti tipici territoriali sono offerti da Tenute La Montina in Franciacorta di Monticelli Brusati (Bs), Bisol Viticoltori in Valdobbiadene (Tv) e Cantina Produttori Cormòns (Go).

 

IL CATALOGO delle opere, edito e stampato a cura di Bellavite Editore in Missaglia, è presentato da Mons. Liberio Andreatta e raccoglie le riflessioni e le testimonianze critiche dell’architetto e designer Mario Bellini, del teologo e pedagogista don Stefano Peretti, con i contributi critici antologici di Gaspare Mura, docente di Ermeneutica filosofica presso la Pontificia Università Lateranense e professore emerito di Filosofia presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, e dei critici e storici dell’arte Giorgio FalossiMaurizio Bernardelli Curuz e Umberto Gavinelli.

 

PRESENTAZIONE DI MONS. LIBERIO ANDREATTA

(Preposto Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti)

E’ con vera soddisfazione che il Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti ospita la personale di Paolo Menon, «L’Uomo da Dioniso a Cristo». Il nostro Palazzo ha ospitato e ospita sovente mostre d’arte, ma raramente vien dato di riconoscere la vera anima di un uomo nella

sua produzione artistica con la stessa immediatezza con cui ciò avviene nella lettura delle opere di Paolo Menon. Paolo ha affettuosamente insistito perché scrivessi una breve introduzione al catalogo della sua mostra a Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti e, benché io non sia un intenditore d’arte ho accettato volentieri, quale gesto di amicizia e dimostrazione del mio sincero entusiasmo per la sua opera.

Dinanzi alle sculture di Paolo Menon si prova l’emozione dell’in- contro con un artista di accesa spiritualità, di grande cultura, e di profonda umiltà di fronte al mistero del Divino, intendendosi con questo termine la scintilla che alberga in ciascuno di noi, a prescindere dal credo personale.

In questo senso, l’opera di Paolo Menon è universale ed ecumenica, e tuttavia affonda le sue radici in quella Chiesa delle origini, direi protocristiana, da cui è sgorgata la fede dei nostri Padri: è la fede pura e fiduciosa di cui forse abbiamo dimenticato la matrice, e che il Santo Padre Benedetto XVI ci esorta continuamente a ritrovare in noi stessi.

 

RIFLESSIONE CRITICA DELL’ARCHITETTO E DESIGNER MARIO BELLINI * 

C’è un’inquietudine e una tensione costanti nell’opera di Paolo Menon. Che si avvertono ogni qual volta ci si pone davanti a un suo lavoro ma che non riguardano – come spesso capita nella scultura – la materia plasmata, anzi «domata» da lui, sempre con grande, rispettosa e attenta sapienza, sia che si tratti di biscuit di porcellana, sia di terracotta, sia di bronzo, anche se, come sottolinea a ragione Umberto Gavinelli, «tutto sembra di bronzo nelle opere di Paolo Menon e solo il tatto può dire se simulato o di autentica lega metallica». (...) 

«Assenza, più acuta presenza», ha scritto un grande poeta del Novecento purtroppo dimenticato, Attilio Bertolucci, in una delle sue poesie più straordinarie. Un verso che riassume in quattro parole un pensiero molto profondo, che mi è tornato alla mente quando mi sono trovato davanti al calice «Getsemani» realizzato per la santa Messa, in cui si raffigurano tre momenti della vita di Cristo: qui, a un primo sguardo, non c’è alcunché di profano e invece è proprio quell’assenza del profano a evocarlo con forza. Così come accade al «Portatore enoico di luce» nel quale l’assenza apparente del sacro lo rende, invece, presente più che mai ed eleva a sorpresa quell’umile e stanca figura di essere umano. C’è un’inquietudine, infine, anche nella cromia «placata» di queste opere nelle quali il colore è avvertito quasi come una minaccia capace di insidiare un equilibrio già di per sé precario. Nessun colore, quindi, per dare forza a ciò che non si vede, ma al quale si allude, e dove tutto, invece, è colore. Ed ecco quindi una straordinaria tavolozza tutta color legno, bronzo, terracotta, (che porta con sé anche il profumo della terra umida, e della vita), sulla quale qua e là s’intromette il candido (sacro?) bianco che, come il nero, colore non è. A dimostrazione, ancora una volta, di quanto il verso di Attilio Bertolucci colga nel profondo la cifra dell’opera di Paolo Menon: «Assenza, più acuta presenza».

 

(*) Mario Bellini è l’unico ad avere ottenuto otto Compassi d’Oro. E’ autore di architetture realizzate in tutto il mondo. Medaglia d’oro assegnata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per la diffusione del design e dell’architettura (2004). Ora, tra le altre nuove opere, è in procinto di inaugurare il Museo delle Arti islamiche all’interno del prestigioso complesso del Louvre.

 

SINTESI TEOLOGICO-PEDAGOGICA DELLE OPERE D’ARTE SACRA DEL DOTT. DON STEFANO PERETTI 

Si legge, nelle opere di Paolo Menon, una poliedricità che svela l’uomo all’uomo nel caleidoscopio della versatilità del genio umano e della inerente ed innata creatività. La novità creativa diviene, così, il tratto caratteristico delle forme, delle linee e dei contenuti nelle opere di Menon. In quelle specificatamente di arte sacra e ancor più nelle suppellettili per il culto liturgico, si assapora la consistenza dell’Eterno. Consistenza che è resa strutturale, ad esempio, nel calice «Getsemani» dalla parete vitrea che riceve l’oro all’interno della coppa, ove il vino transustanziato che si amalgama, allo sguardo contemplante, con l’oro, diventando così bellezza immanente e trascendente, anzi profumo di bellezza. Queste opere ci dicono che l’amore naturale e Soprannaturale è inscindibilmente legato all’esprimersi della creatura umana e del comunicarsi di Dio. Humus imprescindibile della dinamica umana della realtà educativa; dell’educare da parte delle persone tra di loro e dell’educare di Dio riguardo al suo popolo. Trama e ordito di un processo educativo più necessario del pane quotidiano.

 

Comunicato stampa a cura dell'Associazione Arte e Cultura Ars Vivendi

25124 Brescia - Via Sandro Pertini, 29 - Tel. 030/3530557

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