Home > Blog > ARGENTINA CON STUPORE

ARGENTINA CON STUPORE

Si può viaggiare con la fantasia come, dove e quanto si vuole; si possono leggere montagne di libri o rimanere incollati ore al televisore per condividere con empatia la bellezza di un territorio o la storia di un popolo, ma non c'é stupore e gioia più grandi di quando ci si trova realmente nel luogo desiderato. Penso al viaggiatore che parte con la meta nel cuore, la mappa in tasca e il taccuino da riempire. Penso a chi raggiunge l'altopiano andino a nord dell'Argentina per lasciarsi sedurre e perdersi nel suo contesto culturale. Penso che tutto ciò stia accadendo proprio a me. Spronato dalla mia musa sul progetto di arredo sacro che intendo scolpire per alcuni amici che vivono sei mesi dell'anno in una immensa estancia [1] chiamata El Milagro [2] nella provincia di Salta, raccolgo colori, odori, terre, pietre, sapori, profumi, sensazioni, poesia, tradizioni, umanità, superstizioni, religiosità, bellezza: nutrimenti per l'anima e inesauribili fonti d'ispirazione. La pietra rossa andina con cui scolpirò l'altare, l'ambone e quant'altro della Iglesia de los Angeles [3], proviene da luoghi incontaminati dove l'acqua pura del torrente con cui il popolo incaico si dissetava, si può bere ancora oggi come allora, senza problemi. Nulla, da quanto mi riferiscono gli amici, sembra mutato. E in effetti, a guardarmi intorno, ho l’impressione di essere avvolto dalla coltre misteriosa di un paesaggio surreale, ad esclusione della pietra smussata dall'astrattismo sculturale dell'acqua del torrente che scorre impetuoso nell’ estancia che mi ospita. Una pietra rossa che fatico a conoscere, che sperimento di giorno in giorno a colpi di scalpello, finché intuisco, abbozzandola, che farei bene a non insistere nel levigarla. Decido pertanto di fermarmi all'abbozzo – all'incompiutezza scabra –, chiedendomi se non si celi davvero nell'imperfezione dell'arte e della natura umana il mistero da cui prende forma e vita la perfezione di Dio. Ho viaggiato in lungo e largo nella mia vita, ma mai mi sono trovato a tu per tu con Pachamama [4] come nei luoghi abitati dai discendenti degli Inca; mai ho sentito il desiderio di tributarle le attenzioni e il rispetto che merita – lo confesso – come qui ai piedi delle Ande, difendendola persino dalle più piccole incursioni barbariche di matrice occidentale, come la maleducazione, la stupidità e l'inciviltà di qualche turista per caso. Non v'é dubbio che il progresso tecnologico del Vecchio Continente sia da tempo sbarcato anche da queste parti, ma si ferma fortunatamente per ora alle periferie dei villaggi periferici delle piccole città da cui proviene peraltro l'energia elettrica che, come un lungo cordone ombelicale, percorre sugli alti pali di legno incommensurabili distanze fino a penetrare nella fitta vegetazione di alcune estancias . Ebbene, in questi Eden incontaminati si può sempre usare il fuoco per alimentare i gauchitos che riscaldano l'acqua; si può ancora, come dicevo, bere l'acqua del torrente; si possono percorrere a cavallo decine e decine di chilometri per raggiungere la città più vicina senza trovare per strada anima viva, ad eccezione di altri cavalli al pascolo, mandrie di vacche, gruppetti simpatici di alpa-llama [5] che ti osservano incuriositi ruotando soltanto la testa baciosa sul lungo collo; si possono usare lunghi lacci di cuoio per sostituire chiodi e martello; ma niente di tutto questo è appagante quanto la bontà del pane appena sfornato dalla moglie del gaucho che te ne offre una fetta se non addirittura una pagnotta, insieme al latte di vacca appena munto, e magari suggendo dalla sua cannuccia di metallo – la bombilla –  generosi sorsi di yerba Mate [6]. Nulla sarà più come prima per chi come me é tornato da un viaggio impegnativo ma rigenerante, per chi come me ha aggiunto conoscenza alla conoscenza, per chi come me ha messo un punto d'esperienza dopo una frase mai completata, per chi come me ha esplorato nuovi mondi. E dentro se stesso. (Paolo Menon)
 
La Valletta Brianza (Lecco), aprile 2015 Nella foto, particolare dell'Acquasantiera in pietra rossa scolpita da Menon per la Iglesia de los Angeles, Estancia El Milagro, La Candelaria, nella provincia di Salta, Argentina.
 
[1] Tenuta di almeno 10.000 ettari di terreno. [2] Il Miracolo. [3] Chiesa degli Angeli. [4] Madre Natura. [5] Incrocio tra alpaca e lama, due specie di camelidi diffuse in Sudamerica. [6] Infusione di foglie di erba Mate, pianta originaria del Sudamerica. Si beve come il Tè.
Si può viaggiare con la fantasia come, dove e quanto si vuole; si possono leggere montagne di libri o rimanere incollati ore al televisore per condividere con empatia la bellezza di un territorio o la storia di un popolo, ma non c'é stupore e gioia più grandi di quando ci si trova realmente nel luogo desiderato. Penso al viaggiatore che parte con la meta nel cuore, la mappa in tasca e il taccuino da riempire. Penso a chi raggiunge l'altopiano andino a nord dell'Argentina per lasciarsi sedurre e perdersi nel suo contesto culturale. Penso che tutto ciò stia accadendo proprio a me.
Spronato dalla mia musa sul progetto di arredo sacro che intendo scolpire per alcuni amici che vivono sei mesi dell'anno in una immensa estancia [1] chiamata El Milagro [2] nella provincia di Salta, raccolgo colori, odori, terre, pietre, sapori, profumi, sensazioni, poesia, tradizioni, umanità, superstizioni, religiosità, bellezza: nutrimenti per l'anima e inesauribili fonti d'ispirazione.
La pietra rossa andina con cui scolpirò l'altare, l'ambone e quant'altro della Iglesia de los Angeles [3], proviene da luoghi incontaminati dove l'acqua pura del torrente con cui il popolo incaico si dissetava, si può bere ancora oggi come allora, senza problemi. Nulla, da quanto mi riferiscono gli amici, sembra mutato. E in effetti, a guardarmi intorno, ho l’impressione di essere avvolto dalla coltre misteriosa di un paesaggio surreale, ad esclusione della pietra smussata dall'astrattismo sculturale dell'acqua del torrente che scorre impetuoso nell’ estancia che mi ospita. Una pietra rossa che fatico a conoscere, che sperimento di giorno in giorno a colpi di scalpello, finché intuisco, abbozzandola, che farei bene a non insistere nel levigarla. Decido pertanto di fermarmi all'abbozzo – all'incompiutezza scabra –, chiedendomi se non si celi davvero nell'imperfezione dell'arte e della natura umana il mistero da cui prende forma e vita la perfezione di Dio.
Ho viaggiato in lungo e largo nella mia vita, ma mai mi sono trovato a tu per tu con Pachamama [4] come nei luoghi abitati dai discendenti degli Inca; mai ho sentito il desiderio di tributarle le attenzioni e il rispetto che merita – lo confesso – come qui ai piedi delle Ande, difendendola persino dalle più piccole incursioni barbariche di matrice occidentale, come la maleducazione, la stupidità e l'inciviltà di qualche turista per caso.
Non v'é dubbio che il progresso tecnologico del Vecchio Continente sia da tempo sbarcato anche da queste parti, ma si ferma fortunatamente per ora alle periferie dei villaggi periferici delle piccole città da cui proviene peraltro l'energia elettrica che, come un lungo cordone ombelicale, percorre sugli alti pali di legno incommensurabili distanze fino a penetrare nella fitta vegetazione di alcune estancias. Ebbene, in questi Eden incontaminati si può sempre usare il fuoco per alimentare i gauchitos che riscaldano l'acqua; si può ancora, come dicevo, bere l'acqua del torrente; si possono percorrere a cavallo decine e decine di chilometri per raggiungere la città più vicina senza trovare per strada anima viva, ad eccezione di altri cavalli al pascolo, mandrie di vacche, gruppetti simpatici di alpa-llama [5] che ti osservano incuriositi ruotando soltanto la testa baciosa sul lungo collo; si possono usare lunghi lacci di cuoio per sostituire chiodi e martello; ma niente di tutto questo è appagante quanto la bontà del pane appena sfornato dalla moglie del gaucho che te ne offre una fetta se non addirittura una pagnotta, insieme al latte di vacca appena munto, e magari suggendo dalla sua cannuccia di metallo – la bombilla –  generosi sorsi di yerba Mate [6].
Nulla sarà più come prima per chi come me é tornato da un viaggio impegnativo ma rigenerante, per chi come me ha aggiunto conoscenza alla conoscenza, per chi come me ha messo un punto d'esperienza dopo una frase mai completata, per chi come me ha esplorato nuovi mondi. E dentro se stesso. (Paolo Menon)

La Valletta Brianza (Lecco), aprile 2015
Nella foto, particolare dell'Acquasantiera in pietra rossa scolpita da Menon per la Iglesia de los Angeles, Estancia El Milagro, La Candelaria, nella provincia di Salta, Argentina.


[1] Tenuta di almeno 10.000 ettari di terreno.
[2] Il Miracolo.
[3] Chiesa degli Angeli.
[4] Madre Natura.
[5] Incrocio tra alpaca e lama, due specie di camelidi diffuse in Sudamerica.
[6] Infusione di foglie di erba Mate, pianta originaria del Sudamerica. Si beve come il Tè.
Osservazioni
Aggiungi un commento
  •  
  •