Bagno di luna, retrotela: uno dei quattro lavori di Paolo Menon esposti nella collettiva «Mito, sogno e realtà» della Galleria Arte Reale di Milano.
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Mito, sogno e realtà a Milano

Gerhart Bergmann, Mario Borgese, Davide Bricchi, Leonora Carringgton, Dario Cella, Ezio Cella, Walter Crane, Salvador Dali', Salvatore Fiume, George Grosz, Maurice Henry, Marcel Jean, Paolo Menon, Svetlana Nikolic, Pippo Oriani, Pirkof, Felicien Rops, Caterina Tosoni, Gianfilippo Usellini, Andy Warhol, alla Galleria Arte Reale di Milano dal 23 marzo al 5 aprile 2010.

Il mito è sogno o realtà? E' sicuramente entrambi. E' realtà in quanto un oggetto o un atto diventa reale solo nella misura in cui imita o ripete un archetipo mitico. Così la tendenza degli uomini a diventare archetipici, paradigmatici. In questo senso il mito è il reale per eccellenza. Ma noi uomini della storia, secolarizzati, "moderni", percepiamo la sacralità mitica come ricordo, se va bene, o come oblio.
Molti artisti di oggi vedono questo progresso/regresso come sogno. Ed ecco i surrealisti, i grandi sognatori, interpreti di un passato che non ci appartiene più, nostalgici cavalieri dell'apocalissi profana del mondo mitico. Salvador Dalì è tra questi, ma anche l'ironico, sarcastico Maurice Henry, nonché Marcel Jean, Svetlana Nikolic sedotta dall'onirismo mistico, Leonora Carrington, artista dei limiti illimitati, del debordare dell'inconscio. Mentre Mario Borgese incarna la classicita' del mito nel suo aspetto sentitamente pagano, in Ezio Cella e Davide Bricchi l'onirismo si fa più nostalgico e sposa tematiche ecologiste, battendosi per un futuro che ora è incubo e sfocia in una crudele "realtà" quotidiana. Pippo Oriani "sogna" partendo da una meditazione sulle avanguardie cubo-futuriste tra Picasso, Balla e Leger. Verso lo storicamente reale, nella nuda secolarizzazione, si pongono le opere del maestro della "Neue Sachlichkeit" George Grosz e del meno conosciuto Gerhart Bergmann. Siamo nel postmoderno letterale dell'era-macchina, degli automi e delle caricature di un ricordo. I pretini di Usellini sono pura "nostalghia", come i disegni di Walter Crane, sottile interprete di un tranquillo "Sogno di una notte di mezza estate". Felicien Rops e' stato il controverso illustratore dei poeti simbolisti, influenzato soprattutto dal satanismo "baudelarien" nella completa fusione tra mito e sogno, così come il russo Pirkof che rivisita il mito attraverso un linguaggio tra il simbolismo e il tardoromanticismo. L'estro metafisico percorre, invece, buona parte della pittura di Salvatore Fiume, da qui le sue isole di pietra costituite da architetture immaginate come sculture abitabili, sulla traccia di mitologie di sapore dechirichiano.
Andy Warhol che il mito lo smitizza fondando, nel contempo, il mito d'oggi, elabora una sarcastica meditazione su una società in preda al delirio dell'immagine. Sottile e delicatamente concettuale è l'opera di Paolo Menon, artista colto che si domanda cosa sia l'oggi per meditare, "sognante", sul domani. Una mostra che partendo da un quesito sul mito passa dai suoi estremi - sogno e realtà - due estremi che nell'opposizione si tengono stretti in un dibattito che forse non potremo mai dichiarare concluso.

Testo critico di Dario Massimiliano Cella