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MENON: "AUTOCTONI SI DIVENTA..."

Autoctoni si diventa, non si nasce. Non si nasce neppure pittori o scultori. Nemmeno la vite nasce autoctona, ma lo diventa allignando per secoli – almeno tre, dicono gli uomini di scienza – nell’humus di terre lontane, adattandosi al clima e al territorio, prosperando e donando l’originalità del suo frutto e la propria tipicità all’uomo che la coltiva. Madre natura però non fa vino. “Al vino ci pensa l’uomo!”, sostiene Dioniso. O meglio, con arte e passione, diremmo oggi, rispetto alle divine alchimie del maestro di Vite che offriva all’uomo l’illusione di somigliare a dio, di coppa in coppa, sino all’estasi e all’oblio… Ieri i poeti ne cantavano il mito. Oggi gli esperti di questa prestigiosa guida ai Vini buoni d’Italia ne decantano l’attimo persistente, sorso dopo sorso, per insegnarci ad apprezzare l’anima del vitigno. Beh, non so quanti sorsi si siano lasciati… sfuggire! Ma che male c’è se nella bacchica bevanda vi è Ispirazione e Verità?
Centellinando la storia dell’arte scopriamo, affascinati, quanto il vino rappresenti i grandi temi della vita, la realtà e la finzione, il piacere e il dolore, la ricchezza e la povertà. Nel sacro come nel profano. Già, perché è proprio l’artista che nei secoli ha interpretato il frutto della vite come alimento per il corpo e bevanda per lo spirito. Molta arte, infatti, trae spunto ancora oggi dall’arcaica, feconda cultura dionisiaca per restituire bellezza alla tridimensionalità del piacere di bere sempre il meglio. Prosit!

Testo di Paolo Menon
Da: Prefazione a “Vini buoni d’Italia (Guide Enogastronomia) 2007”
Editore: Touring Club Italiano