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APPUNTI DI MAURO REMONDINO SU 400 VINI PER 400 STILISTI DI BACCO

Le etichette del vino. Un abito indispensabile, talvolta d’autore. Un Bacco che diventa Centauro e sventola felice un grappolo d’uva fu la sorpresa creativa di Aligi Sassu quando nell’81 interpretò così il suo estro per le cantine Valfieri di Costigliole d’Asti. Il vino era un Dolcetto, avrebbe tuttavia potuto essere qualunque altro. Vent’anni di etichette firmate da pittori, scultori, designer, un mondo parallelo che ha dato valore al più nobile dei prodotti della terra, accompagnando il Rinascimento enologico. Stampata e incollata sul vetro di bottiglia, l’etichetta è quasi una mania per il giornalista e scultore Paolo Menon, che ne ha selezionate quattrocento e le ha allineate nei due volumi Per vino e per segno, recentemente pubblicati. “Una miniera inesauribile – racconta l’autore – etichette tutte da scoprire: ciascuna racconta un vino, un volto, una storia, una sfida, un piacere”. Una nobile minoranza, di fronte alle 350 mila che costituiscono il patrimonio italiano. Per Menon c’è un ideale avvio che coincide con la vendemmia ’85. E’ il Vino della pace, voluto dai soci della Cantina produttori di Cormòns e dal suo maestro cantiniere, Luigi Soini, paziente raccoglitore di seicento vitigni per questa vigna del mondo. Enrico Baj firma la prima di queste fortunate opere con un volto grottesco, come il suo stile imponeva. Il messaggio di fratellanza è ribadito da Yoko Ono, che nell’etichetta del ’98 scrive: “Un sogno fatto da soli è solo un sogno, un sogno fatto insieme è realtà”. La sposa di John Lennon realizza l’etichetta impiegando un solo colore, l’oro, il cui rilievo non si vede ma si sente se lo si accarezza. Perché tutto si spogli di una veste utopistica ci vuole il premio Nobel, Dario Fo, che per l’annata Duemila, accanto al suo disegno lascia queste righe: ”La pace va bevuta in gran compagnia”. La collezione di Menon è cresciuta di pari passo con la passione per il vino: “Ho badato alla qualità del messaggio artistico, a ciascuna assegnavo una pagina di album sulla quale annotavo le mie scoperte sull’autore, le tecniche di stampa, la grafica e le note su vino e produttore”. Un cammino lento che è diventato anche mostra a Palazzo Callori, a Vignale Monferrato, qualche anno fa. Gli stilisti di Bacco, come li chiama l’autore del libro pubblicato dal Centro diffusione arte, confezionano un risvolto unico per bottiglie da sogno. E le storie nascono spesso da sogni e incontri improbabili. E’ il caso di Wine Obsession, cresciuto un po’ per caso e un po’ per sfida dopo una notte insonne a New York in seguito a una cena da Calvin Klein. A uno degli invitati, l’avvocato Gianni Nunziante, titolare di Vignamaggio a Greve in Chianti, resta in mente Obsession, che sigla un profumo. Quel nome di fantasia gli piace così tanto che lo fa suo: “Indica il modo ossessivo con cui la gente del vino pensa, parla, sogna del proprio prodotto”. E’ con la vendemmia del ’96, in pieno rilancio del vino italiano, che Wine Obsession esce in diecimila bottiglie (Cabernet, Merlot e Syrah) con l’etichetta firmata dalla pittrice Vita De Benedetto. Il suo Grifone ha sei versioni e il produttore nelle confezioni ne sceglie una diversa per ogni bottiglia. Una opzione che diventa così irripetibile. Seguono la Sirena del romano Alberto Positano, l’Unicorno del senese Marco Borgogni, il Minotauro disegnato da Marcello Aitiani, la Medusa di Fabio Mazzieri, il Drago di Ezio Pollai. Immaginazione e colore assecondano l’opulenza del vino, mentre si degusta l’occhio può incontrare estetica e fantasticare. Il percorso si avvale di indelebili colpi di matita o pennello: Aldo Mondino che segna le bottiglie di Ruché da regalare agli amici, Arnaldo Pomodoro, Fernando Botero, Sandro Chia, Emilio Tadini, Renato Guttuso, Kong Changan per le cantine Ferrari di Trento, Giorgio Forattini per castello Banfi, Romano Levi, Igor Mitoraj che firma la versione magnum Mytho di Cabreo per Ambrogio e Giovanni Folonari, l’elegante Giancarlo Ferraris con il suo Plenilunio per Michele Chiarlo di Calamandrana. Non è tutto. All’autore non è sfuggita la leggenda della buonanima del barone Philippe de Rothschild che dal dopoguerra ha affidato a grandi artisti, di anno in anno, le etichette per il suo Chateau Mouton-Rothschild. Così si sono succeduti Jean Cocteau, Salvator Dalì, Henry Moore, Marc Chagall, Pablo Picasso, Andy Warhol... L’interesse cresce pagina dopo pagina, e, accanto alla parte tecnica, nella biografia degli artisti l’autore cita i relativi siti Internet. Un libro da conservare che il sensibile Menon tratteggia con una dedica: “Il vino per gli dei, l’amicizia per l’uomo, la bellezza per l’eternità”.

Testo di Mauro Remondino, giornalista del Corriere della Sera.
Milano, settembre 2005

Dove acquistare "Per vino e per segno": i due volumi si possono trovare o ordinare nelle migliori librerie d'Italia. Oppure telefonando al Centro Diffusione Arte di Milano, tel. 02.39310555, la casa editrice che li ha pubblicati. Ciascun volume costa 78,00 Euro. 

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