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MARIA LUISA RICCIARDI: COME IN UN SOGNO SOLENNE IN BIANCO E NERO

E’ un sabato di fine luglio, caldo afoso. Alle cinque del pomeriggio ancora si bocheggia. La mia amica ed io percorriamo a piedi via Piva, rincorrendo i fili d’ombra lungo i muri, giù fino a Villa dei Cedri. Anche qui, varcato il cancello, dobbiamo attraversare un deserto di sole prima di raggiungere l’ingresso della mostra. Ma poi l’evento è tutto per noi, solo per noi. Una gentile assistente ci accompagna su per una sala un po’ ripida, un po’ stretta (doveva essere quella di servizio dell’antica villa signorile), ci indica la porta di una grande sala e ci lascia sole. Entriamo e, mentre ci guardiamo lentamente in giro, restiamo in silenzio per alcuni minuti, attonite. Quando ricominciamo a scambiarci qualche commento, lo facciamo sottovoce, benché non ci sia nessuno che si possa disturbare: perché l’impressione è di essere penetrate in un luogo sacro. Paolo Menon ha dedicato i suoi “rilievi di luce bronzea” alla recente scoperta archeologica del tempio di Dioniso, e gli organizzatori e progettisti della mostra, fedeli al desiderio dell’autore, hanno allestito la sala in due sezioni. Nella prima, alcune opere posizionate in autonomia introducono il visitatore al tema svolto: le baccanti, il tirso, la vite, il vino, l’ebbrezza; e lo lasciano familiarizzare con la tecnica: bassorilievi ottenuti su una base di tavole di legno con l’assemblaggio di cartoni, doghe, tralci di vite, sugheri vinari ricoperti di vernice bronzea sapientemente brunita nelle zone d’ombra e squillante come l’oro là dove deve riflettersi la luce. Verso la metà, un grande pannello intitolato “Portale del tempio” avvisa che stiamo per entrare nel sacrario. Infatti, si salgono alcuni scalini, come in un presbiterio, e ci si trova nel mezzo di un’assemblea di opere disposte rigorosamente in linea elittica, con al centro, in fondo, un rilievo dal titolo “Soglio liturgico”, il posto riservato al celebrante.

Dice lo stesso Menon nel catalogo "Dei Tirsi divini": ...“Ho immaginato le pareti della grande sala ovale da cui i pannelli dai riflessi bronzei ostentano ieraticità e pensieri intimi dei fedeli mentre assistono alla liturgia propiziatoria del fuoco; pensieri che ho voluto riassumere con le tante occupazioni e preoccupazioni del vivere quotidiano: dal riconciliarsi con la propria donna al ritorno dal tempio, al dover affrontare il mercato del vino in partenza dal porto”. E certamente i drappi bruni e grigi che completano l’allestimento della mostra aggiungono ieraticità all’insieme evocando, con l’ “onirico” del titolo, l’immagine di un sogno solenne in bianco e nero.

Il Forum Spumanti d’Italia ha voluto ospitare per sei mesi questa esposizione, che più attinente e raffinata di così non si poteva trovare. L’autore è presente, a volte di domenica, e conversa con i visitatori sul proprio modo di fare arte, sul mito di Dioniso e sul significato dei suoi simboli. Sarebbe davvero una colpa per i cittadini di Valdobbiadene perdere una tanto comoda e intrigante occasione di cultura. (...)

RASSEGNA STAMPA
Testo di Maria Luisa Ricciardi
Da: “Paolo Menon. Dei Tirsi divini: rilievi di luce bronzea nel tempio onirico di Dioniso”, © Endimione Nuovo, settembre 2006. 

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