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L'ARTE DI "ETICHETTARE"

E' difficile definire cosa sia esattamente Per vino e per segno: un libro sulle etichette di vino? Un libro d'arte? Un libro-testimonianza sul connubio arte-vino-grafica? In realtà, quest'opera è una summa di tutte queste sensazioni insieme. E non potrebbe essere diversamente, se si conosce l'autore: Paolo Menon è giornalista raffinato, ricercatore, da oltre vent'anni, di etichette di vino "con l'anima", in cui l'elemento centrale è l'arte. Originale o mutuata dai grandi artisti del passato. E se pensate che la sua collezione sia risicata e un po' fanée, sappiate che nei suoi cataloghi sono migliaia gli esemplari raccolti con cura, ritrovati con metodo, frutto di lunghe ricerche, di contatti diretti con i produttori di tutta Italia ed Europa. In questa ricerca gioca molto anche l'altra, importante anima di Paolo Menon, con una trentennale esperienza di grafico prima e di art director poi: sono sue le edizioni di Amica, negli Anni Ottanta, poi di Max per la Rcs, di Il Piacere (Rusconi), il progetto di Myster (Condè Nast), il restyling di Ciak e Confidenze (Mondatori), Salve e Insieme (Rcs periodici), Corriere salute (Corriere della Sera), fino alla prima versione grafica di Gentleman e alla direzione di Case & Country per Class Editori. Una carriera professionale all'insegna del gusto del bello, ma soprattutto della ricerca dello stile anche nelle cose semplici, come le etichette da vino.
Il risultato è questo Per vino e per segno, edito da poche settimane per i tipi del Centro Diffusione Arte di Milano (Euro 78) e già alla seconda edizione. I motivi di questo successo sono facili da spiegare: nelle 200 pagine del volume scorre un flusso continuo di arte contemporanea di prima qualità, in cui si rincorrono e si accavallano i nomi di Guttuso, Baj, Chia, Pomodoro, Botero, Tadini. E poi Adami, Vedova, Buccellati, Donizetti, Zancanaro, Treccani, Mastroianni, Annigoni, Fo, Fiume, Rotella, Pistoletto, Yoko Ono, Nespolo, Cascella, Sassu, Rauschenberg, Minguzzi, Manzù, fino a Forattini, Silver e Altan, solo per citare i principali. Tutti al servizio di un'interpretazione: quella di un vino di eccellenza. Sta in questo solo apparentemente inusuale connubio il fascino del volume: ogni artista, con le sue radici e il suo mondo di segni, ha interpretato, a suo modo, un'altra arte, quella del vignaiolo, che ha creato quella bottiglia, ne ha interpretato l'anima; ma ne ha, nel contempo, creata una nuova, fatta di immagine suggestiva. Ecco, quindi, come sottolinea lo stesso Menon, un nuovo piano di lettura del libro: l'arte come veicolo di marketing, come suggestivo richiamo visivo, che anticipa e prelude al richiamo olfattivo e gustativo; l'arte non fine a se stessa, ma veicolo di un prodotto, un'arte "moderna", le cui radici affondano nella grafica dei primi del Novecento, quando i grandi artisti dell'epoca misero al servizio dei primi beni di largo consumo il loro segno indiscusso, segnando un'epoca, quella dell'Art Nouveau.
Artisti e vini, etichette e produttori: oltre duecento binomi (tra le migliaia della collezione Menon) fanno bella mostra di sé nell'opera, con chiare schede sull'artista e sul committente, accompagnate, tra l'altro, anche da un imperdibile capitolo sulle carte da etichetta e sui collanti usati. Un libro che, nonostante la sua corposità, si legge con passione, si degusta. Come un vino importante, che si trae con delicatezza dalla cantina e si centellina, assaporandone, sorso dopo sorso, i sempre diversi profumi.

RASSEGNA STAMPA
Testo di Giorgio Bertoni
Da: "L'opinione" dell'Associazione Italiana Sommeliers, Delegazione di Pavia
www.aispavia.it