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IL SAPORE DI UN'OPERA D'ARTE

Colore: rosso amaranto. Profumo: intenso, persistente. Con una piacevole nota di lamponi e mirtilli. Gusto: avvolgente, vellutato. È così che si presenta un Chianti Classico, anno 1997, all’occhio, all’olfatto e al palato. Ma oltre alla struttura del vino, alla qualità e all’intensità occorre aggiungere un elemento fondamentale per ravvisare un grande vino: l’etichetta. Una componente determinante anche per la scelta. Seducente, affascinante, bella. Capace di dare volto ed anima ad un vino. Connotandolo. Caratterizzandolo e rendendolo distinguibile. Grandi maestri d’arte come Sandro Chia, Emilio Tadini, Fernando Botero, Mario Donizetti, Enrico Baj, Ezio Cella, Missoni e Forattini hanno dato all’etichetta una cura tale da trasformarla in un’opera d’arte, donando all’"opera vino" un’emozione in più. Paolo Menon – giornalista, cultore d’arte ed art director di importanti settimanali e mensili – ne ha selezionate oltre 200, cominciando nel 1980 con un’etichetta di Renato Guttuso realizzata per il Barone di Turolifi. Un’esperienza unica. Un percorso artistico e culturale che attraversa due mondi: quello della grafica e quello del vino, fondendoli. "Enografia", nominerà questa unione, coniando un neologismo. "Colleziono etichette di vini dagli anni ottanta – spiega Paolo Menon –. Non ho mai badato alla quantità dei meravigliosi foglietti di carta che negli anni ho ricevuto in dono e che ho richiesto alle aziende vitivinicole per arricchire la mia collezione". Al punto da realizzarne un libro: Per vino e per segno. Un’antologia che raccoglie, come fra le pareti d’una galleria d’arte immaginaria, le più belle etichette d’artista, che vestono il vino italiano, realizzate dal 1980 al 2000; fino al 27 dicembre esposte allo St-Art - il gusto e l’Arte di Milano (Ristorante Globe - Palazzo Coin di piazza Cinque Giornate). "Oltre 200 sono le opere di grandi maestri e autori emergenti che si possono ammirare lungo le pareti di questa galleria immaginaria, con l’intento di conoscere, attraverso il linguaggio dell’etichetta, sia il singolare lavoro dell’artista sia la qualità del vino italiano". E come di fronte a un quadro le si possono ammirare. Gustandole sognando. "L’etichetta è il suggello dei gesti creativi dedicati a un vino – racconta Antonio Piccinardi, uno dei massimi esperti di gastronomia ed enologia italiani – la sua faccia, la sua identità più esplicita e memorizzabile. Dietro l’etichetta ci sono ricerche, intuizioni, affanni, gioie e tanta inventiva. Dopo la scelta del vitigno, del modo di allevare la vite, delle tecniche di vinificazione e d’affinamento, arriva il momento di dare corpo alla sua personalità, di dargli un immagine che lo renda diverso da tutti gli altri, inconfondibile". Lungo il percorso tracciato da Paolo Menon s’incontrano meravigliosi esempi d’arte grafica e di pittura. Mimmo Paladino, pittore e scultore di fama internazionale, fra i maggiori esponenti della Transavanguardia (teorizzata nel 1980 da Achille Bonito Oliva) realizza l’etichetta per il famoso Sangiovese di Romagna, "Terre del cedro", prodotto nella comunità di San Patrignano: "Avi" dedicato a Vincenzo Muccioli ("Avi" sta per "A Vincenzo"). Sandro Chia, scultore e pittore fiorentino "regala" al Brunello di Montalcino del Castello del Romitorio (1981) un "viso" carico di colori accesi con una figura antica, un satiro, probabilmente lo stesso Bacco colto nel momento dell’ebbrezza. Arnaldo Pomodoro, scultore, realizza un’opera per il Berlucchi 2000: un’etichetta speciale, in metallo dorato, ottenuta mediante "coniatura" da stampi in acciaio con un procedimento che si riconduce agli antichi processi di "stampatura" delle monete. Oltre 200 etichette d’autore. E tutte meticolosamente raccolte in un volume che riesce ad unire due mondi. Pur appartenenti al medesimo universo. Quello dell’Arte.

RASSEGNA STAMPA
Testo di Michele Avola
Da: © L'opinione della domenica on-line, 8 dicembre 2003
(www.amicigiornaleopinione.191.it/opinione)