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DAL PROLOGO DI "PER VINO E PER SEGNO" DI ANTONIO PICCINARDI

L'etichetta è il suggello dei gesti creativi dedicati a un vino, la sua faccia, la sua identità più esplicita e memorizzabile. Dietro l’etichetta ci sono ricerche, intuizioni, affanni, gioie e tanta inventiva. Dopo la scelta del vitigno, del modo di allevare la vite, delle tecniche di vinificazione e d’affinamento, arriva il momento di dare corpo alla sua personalità, di dargli un’immagine che lo renda diverso da tutti gli altri, inconfondibile.
L’artista che pensa l’etichetta di un vino non si limita a portargli in dote il prestigio del suo segno, ma ne interpreta l’essenza creativa, ne plasma una fisionomia riconoscibile. Il vino si affranca così dai suoi confini spazio-tempo, diventa ambasciatore di un linguaggio universale, quello dell’arte. Figlio di ragione e sentimento, il vino è come l’arte: è oggi più che mai fatto di gusto, estro, emozioni, talento, ingegno.
E allora chi scegliere per un vino, per il proprio vino che si vuole affidato alla storia? Alla ridotta dimensione di un’etichetta si delega, infatti, la prima impressione dell’incontro con chi si accosta alla bottiglia, la prende tra le mani e ne stima il contenuto ancora prima di aprirla. Forse la pittura di Vedova, caratterizzata da un segno violento che incide, in netta coerenza con la gestualità tipica dell’artista. Oppure il linguaggio neoplastico di Veronesi, che concepisce forme geometriche e fantastiche, con segno preciso e senza cedimenti. Decisamente in contraddizione Rauschenberg, che raffigura i resti del mondo quotidiano come trascinati da un fluido incessante dove è impossibile porre ordine. O ancora i meticolosi interventi di Arnaldo Pomodoro, ponderati come il suo percorso artistico che dall’informale giunge alla sfera, rigorosamente organizzata, poi lacerata e lucente come fulgidi strali abbaglianti. E che dire di Arman, con i suoi rigorosi oggetti conglobati che ad un tempo danno il senso dell’utilizzo e del silenzio. E la generosa creatività di Baj, che inventa inconfondibili personaggi grotteschi collocabili tra il dada e il surrealismo, composti con i materiali più disparati, potrebbe anche muoversi nell’immaginario del tempo come la freccia scoccata da un abile arco? Per passare alla poetica pop di Adami e Rotella, oppure dare forma alla gestualità liberata dai vincoli statici di Santomaso. Per vino e per segno è il risultato di una esplorazione meticolosa e appassionata sulle etichette d’Autore, è un’antologia di intuizioni artistiche diverse e di vini preziosi, l’eccezionale testimonianza di un elemento particolare, nell’insieme dell’"opera" vino, che tanto spesso si perde nei dettagli tecnici dimensione-carattere-autorizzato-nonautorizzato. E’ quindi l’esaltazione del "pensato e ricercato" al posto del "casuale e improvvisato". Impossibile citare tutti i Maestri che vi si sono cimentati, di cui immagino il divertito piacere. Tra i tanti, trovo Castellani, del quale ricordo l’ordinata sequenza costruttivista, che allinea punti di tensione di superfici monocrome e plastiche e, quasi in antitesi, Dova, guida dell’arte programmatica. Ecco Guttuso, con la sua polemica volontà di verismo, in netto contrasto con la rivoluzionaria concezione dello spazio astratto di Magnelli. Penso poi alla sorpresa della duplice visione di Pistoletto, e a Manzù, cantore di un realismo poetico espresso con figuratività romantica e sentimentale, che sposa in parte il senso mistico della realtà irreale di Morandi. La seduzione di un vino può quindi iniziare già da quella striscia di carta incollata, per poi farsi scoprire sorso a sorso, e amabilmente catturare ogni senso, impadronendosene.

Antonio Piccinardi
giornalista, scrittore, collezionista d’arte

© 2003, "Per vino e per segno - Le più belle etichette d'autore vestono il vino italiano - 1980/2000" (Vol.I) di Paolo Menon - Edizioni Centro Diffusione Arte, Milano

Nella foto da sinistra: Antonio Piccinardi e Paolo Menon durante la serata inaugurale della mostra enografica e della presentazione del primo volume "Per vino e per segno", presso la sala espositiva dello St-Art - Globe restaurant, Palazzo Coin di piazza Cinque Giornate di Milano