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CLAUDIO PINA: L’ARTE DI VIVERE E LE SUE FORME

Eccolo trovato, Paolo Menon, nel suo studio sulle colline di Perego, nel lecchese, in atteggiamento che uno scacchista potrebbe definire di «arroccamento», avvolto in un’atmosfera parigino-inglese (esiste?) di fine secolo, con quella finestra sul maneggio e bosco, tra silenzi e profumi d’erbe. Abbracciato da pile di carte, libri, cartellette, sulle pareti disegni e tele di cavalli arabi e sulla bacheca-leggio, dove ruota l’ospite d’onore, il nuovo nato, il libro Per vino e per segno: le più belle etichette d’autore vestono il vino italiano (1980-2000).

«Non ho lavorato a questo volume con il criterio delle schede o alfabetico o altro del genere, ma principalmente con la passione, la voglia di fare scelte emotive, culturali, dei sensi, liberamente contagiato da arte e sapori…» dice subito Menon per fugare ogni eventuale quanto immotivato sospetto di ragionieristica schedatura, di logica compilativa, assai riduttive rispetto agli impulsi che lo hanno guidato, o meglio, dominato.

Dice infatti l’esperto di enologia Antonio Piccinardi: «E’ il risultato di un’esplorazione meticolosa e appassionata sulle etichette d’Autore, è un’antologia di intuizioni artistiche diverse e di vini preziosi, l’eccezionale testimonianza di un elemento particolare, nell’insieme dell’ “opera” vino, che spesso si perde nei dettagli tecnici…». E il piacere del fiabesco, Paolo Menon lo rivela fin dalle sue prime righe: «Si narra che la prima etichetta per classificare un vino sia stata disegnata agli inizi del 1700 da un monaco francese dell’abbazia di Hautvilliers…» non potrebbe cominciare altrimenti un capitolo che s’intitola Il monaco e l’abito del vino, ma anche negli altri, curiosando nei «contenuti», troviamo suggestive pagine dedicate agli stilisti di Bacco; alle tecniche di seduzione, intendendo con ciò come l’etichetta possa conquistare attraverso la scelta della carta e del segno grafico.

«Colleziono etichette di vini fin dagli anni Ottanta – dice Menon – e ho sempre dato grande importanza alla qualità del messaggio artistico che l’etichetta mi comunicava. Ho dedicato a ognuna di loro una pagina di un album su cui annotavo le mie scoperte e osservazioni sull’autore e sulla grafica, come sul vino e sul produttore. Con gli anni questi album sono cresciuti di pagine e di tomi fino ad attirare l’attenzione di altri appassionati, fino a diventare una conferma del fenomeno enografico emergente: etichettare i vini italiani con opere dei più grandi artisti del mondo. Da qui la Mostra a Palazzo Callori in Vignale Monferrato (Alessandria) e infine il libro con il Centro Diffusione Arte di Milano».

Ciascuna etichetta racconta di piccole e grandi imprese artigianali che propongono vini di alto lignaggio. Ciascuna racconta dei maestri della pittura, della scultura, della grafica, del design che raggiungono non solo le più prestigiose gallerie d’arte, ma anche i templi della degustazione e dello charme.

Sono oltre 200 le opere degli artisti presenti nel libro, immaginaria galleria d’arte, che ospita però altrettanti capolavori in bottiglia, quindi oltre che volume di arte e affabulazione e piccole sorprese (come la foto di Arnaldo Pomodoro e Renato Guttuso al lavoro su etichette della Guido Berlucchi e del Libecchio di Sicilia), anche preziosa opera di consultazione per quella precisione di informazione, indici di autori e produttori, riferimenti a fonti, biografie e siti web, ideale per approfondimenti e ricerche.

In fondo, ma non ultimo, ecco il Menon che ha curato personalmente la cover design e l’art direction. Impossibile pensare altrimenti dato che l’autore fin dagli anni Settanta ha curato importanti linee grafiche, creando o ridisegnando famose testate per la Rizzoli, Mondadori, Rusconi, Condé Nast, diventando egli stesso editore di periodi a tema equestre (come Purosangue Arabo, sua grande passione) e dirigendo fino a pochi mesi fa quel Case & Country che ha portato per anni la sua inconfondibile firma grafica e giornalistica.

A questo punto la cosa più corretta per il cronista è ritirarsi in buon ordine e aprire le porte al pubblico invitando tutti gli appassionati a un filo diretto con l’autore, o per i vini presenti o per quelli assenti o per le etichette o per gli artisti che le hanno create, non mancheranno spunti per un vivace dialogo che troverà Menon sempre reattivo, scalpitante purosangue forse non arabo, ma di Villanova del Ghebbo, di Rovigo, certamente sì. Era il 1950 e da allora, e in quelle campagne, Paolo ha cominciato a frequentare cavalli e vigne. Fino ad arrivare alla sua piccola scuderia e al suo grande libro: Per vino e per segno.

Testo: da «Viaggi in benessere», di Claudio Pina (ottobre 2003)

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