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CLAUDIO PINA: AFFINITA': IO E IL CAVALLO

Una certa criniera selvaggia ce l’ha anche lui: è l’uomo cavallo chiamato Paolo Menon. Se il cane è il miglior amico dell’uomo, Menon è certamente il miglior amico del cavallo. Ma non facciamo troppa confusione. Conosciamoli meglio tutti e due, Paolo e il cavallo. Separatamente.

Oggi – il testo è stato pubblicato nel 2003, ndr – Paolo Menon è personaggio noto come direttore di Case & Country, il mensile che fa delle belle dimore di campagna una lezione di stile di vita quotidiana, ma Paolo non è nuovo ai bei giornali e infatti molti già l’hanno conosciuto come l’art director che negli anni Ottanta, insieme a Pietroni, ha fatto il restyling di Amica e ha poi creato Max, due testate di successo. Evidentemente sono proprio gli anni Ottanta destinati a segnare la vita di Paolo e infatti, a parte le scelte professionali, è di questo periodo il grande incontro con il cavallo. “In realtà fin da ragazzino – racconta Paolo – ero stato grande ammiratore del mio bisnonno paterno a cui piaceva molto andare in calesse al caffè Pedrocchi di Padova. Nei racconti di mia madre, questa figura e il rapporto gioioso che il mio avo aveva con l’animale, hanno acceso la mia fantasia di bambino. E la mia infanzia è stata tutto un andar per campagne della provincia di Rovigo dove sono nato, a guardare cavalli e sognare: ero così affascinato che non riuscivo nemmeno a pensare di andare davvero a cavallo... non succede così anche in amore, con le donne dei sogni?”. ...Alcuni anni dopo... Corsica, estate 1988, cavalli in mezzo a una natura meravigliosa. “Erano dipinti dell’Ottocento” dice Menon, e lì la grande folgorazione e il rito di iniziazione, grazie a una brava insegnante francese. “Inizio a montare a cavallo e vivo la realizzazione di un sogno accarezzato per anni. Una vacanza indimenticabile con i problemi al ritorno in città. Ma anche qui una scoperta: tutte le grandi città, più sono antiche, più grande è la tradizione delle scuderie, anche militari, che hanno sempre fatto onore alla tradizione equestre italiana. Insomma, risolvo il mio problema al Centro Ippico Lombardo, a San Siro di Milano. Così, ogni domenica mattina a scuola e finalmente ottengo “la patente”. Adesso ci vuole il cavallo: “scelgo un trotter che aveva finito la sua carriera, dopo dieci anni di corse e lo salvo da una triste fine.

Cominciano le prime esperienze di scuderizzazione fuori città, ad Agrate, e le prime uscite in passeggiata e una crescente esigenza di capire il cavallo, “un conto è stare dentro un recinto di scuola e un conto è andare fuori nella natura. Lì sei tu e il tuo cavallo a confronto e

basta.”
Quando Paolo trascorre il suo tempo libero o va in vacanza nel trevigiano, nella zona della ragazza che aveva sposato, conosce Piero Spinazzè, campione di endurance, equitazione di campagna, che diventerà il suo maestro di vita equestre. Con Piero arriva anche Cydrus, la cavalla ungherese con cui passa intere giornate in sella immerso nella natura. “Piero mi ha insegnato ad avere un grande rispetto dell’animale nella natura. Non l’ho mai visto usare una frusta, ma sempre solo una indicibile dolcezza, con cui trasformava il rapporto col cavallo in simbiosi, ottenendo grandi prestazioni.”
In quel periodo Menon fa il salto di qualità, “un’esperienza unica, in passeggiata da solo, nei boschi, in una atmosfera quasi idilliaca, sono arrivato a sentire gli anteriori del cavallo come se fossero le mie gambe: ero Cantauro, una sensazione quasi mitologica.”
Ecco il benessere: l’uomo e il cavallo, entrambi nella natura, il cerchio armonico si completa. Menon dice che se benessere vuol dire “stare bene con se stesso”, il cavallo ti può aiutare a raggiungere questa meta perché ti distende in modo psicofisico, ti scioglie i muscoli, ti disintossica facendoti anche sudare, ma in modo dolce: questo non può avvenire su una cyclette, cioè su una macchina, ma “insieme a un essere vivente come te, sì, perché ti sente.” Il cavallo avverte le necessità del cavaliere specie quando si trova in difficoltà: “la tua incertezza passa dalla tranquillità dell’animale e, in feedback, ritorna filtrata, depurata, trasformata in serenità.”
Un’altra piacevole sorpresa che il cavallo ha donato a Paolo è stata quella delle scoperte geografiche e artistiche: “quando sei in sella, visiti luoghi e scopri cose che nessuna altra scelta di locomozione, dalla bici all’aereo, ti può far fare: cappellette dimenticate nel bosco, vecchie abbazie solitarie celate dalla vegetazione, edicole con affreschi sbiaditi da tempo e intemperie, inaspettati selciati... tesori di tutti, ma in quel momento scoperte tue e del tuo cavallo, e lui lo sente e questa volta sei tu, con la tua gioia, a dargli benessere”.
Consigli per i debuttanti? Età? Cavalcare non ha età, si può cominciare in ogni momento, non solo, ma ti allunga la vita, perché c’è un’altra vita insieme alla tua. Un consiglio però c’é. Non fidarsi mai del primo centro ippico che incontri, informarsi sempre, cercare un istruttore federale Fise, la Federazione italiana degli sport equestri. E poi cercare, conoscere, imparare, oggi c’è anche un bel sito per gli appassionati, è il www.mrhorse.it e .com; e poi leggere anche dei grandi maestri, per esempio di quel capitano Federico Caprilli, cavaliere militare che, trentenne, alla fine dell’Ottocento ideò e mise a punto un sistema di equitazione che si diffuse in tutto il mondo. Dopo di lui il cavallo per essere addestrato, non fu più obbligato a difficili e spesso dolorosi esercizi della scuola di equitazione di allora, ma venne finalmente lasciato libero al suo equilibrio naturale. Da allora è il cavaliere che si adatta al cavallo senza pretendere la sua completa sottomissione. Una vera rivoluzione.
Si impara visitando anche le grandi fiere dei cavalli, continua Menon, la più importante è Fieracavalli di Verona, arrivata alla sua 104esima edizione: lì c’è tutto, dai vari tipi di sella, al veterinario, un vero regno del bengodi per gli appassionati, una vera scuola per gli esordienti. E a proposito di selle, nel classico dilemma sella inglese e sella western, Menon vota la prima perché rispetta di più il cavallo “alzandosi sulla staffa si toglie peso alla cavalcatura”, mentre quella western no, è solo più comoda per il cavaliere, con tanto di pomolo per lasciare la mano libera al lazo. Se l’equitazione di divertimento è senza dubbio in campagna (Menon consiglia di leggere Equitazione in Campagna di Boccardo de’Borbonese e di contattare la Fitetrec-Ante, la Federazione italiana del turismo equestre), la città non è però lontana dal mondo del cavallo e le migliori sellerie si trovano proprio nei grandi centri, mantenendo viva quella tradizione equestre che si era andata formando intorno alle scuderie militari e commerciali, fino alla Rivoluzione industriale che ha messo la “sella di piacere” al cavallo, fino ad allora destinato a trasporti e impieghi militari. Ma la frontiera non finisce qui perché il cavallo, compagno di lavoro, poi compagno di piacere e benessere sta diventando sempre di più anche compagno di cure. “Far star bene non solo chi è già in salute, ma anche chi non sta bene. Infatti, nel mondo dell’handicap, l’ippoterapia ha raggiunto nuovi sorprendenti risultati psicofisici e motori”.

Nel mondo, dove si trova il “meglio del cavallo”, secondo Menon? Irlanda, dice subito, dove ci sono i più bei centri ippici, dove si cavalca quasi in una spiritualità celtica, in un verde fiabesco e sconfinato. Sconfinato come è l’altro scenario amato, “il deserto: Tunisia, Egitto per cavalcare nell’altro assoluto non-verde...”

Se si dovesse disegnare un poster di Menon, credo bisognerebbe fare un suo primo piano, un volto dal baffo mobile, incline al sorriso cordiale e sereno, con nelle pupille: a destra lui che cavalca nel verde irlandese, a sinistra lui che cavalca nel rosa deserto e le due figurine dovrebbero correre una incontro all’altra (senza creare strabismo), a simboleggiare un appuntamento nell’amore per il cavallo. Beneficamente contagioso.

Paolo Menon ha scelto di vivere dagli anni Novanta a Perego, sulla sommità del colle Lissolo, in provincia di Lecco. Oggi è riuscito a crearsi una scuderia con tre cavalli arabi, ed è una figura che ormai fa parte del paesaggio naturale quando gira per colline da solo o con i figli o con gli “otto cavalieri della domenica” nel Parco del Curone e di Montevecchia alla ricerca di meraviglie negate a chi ha un rapporto inquinante con auto e moto e non conosce ancora il benessere a cavallo. E questa scena agreste-equestre per noi, allevati con messaggi ipercondensati dei promo, potrebbe esonerarci dalla lettura di uno dei trattati equestri giunti completi fino a noi, il Perì Hippichès di Senofonte, scritto 400 anni prima di Cristo, cioè 2350 anni prima di Menon.

La scuderia di carta. Quando Paolo Menon, all’inizio degli anni Novanta, decide di andare a vivere nelle colline brianzole, inizia anche ad essere “uno dei primi editori monastici, ma con computer e cavallo”. In quegli anni la “Paolo Menon Editore” crea testate che tengono l’edicola con successo per lungo tempo. Queste riviste sono oggi negli scaffali degli appassionati e dei collezionisti italiani e stranieri perché sono nate dalla professionalità e soprattutto dall’amore di gente che il cavallo l’aveva proprio nel cuore. Purosangue Arabo è stato infatti il raffinato mensile “per le persone che hanno fatto del cavallo la loro ragione di vita”. Poi nasce Doctor Cavallo, più scientifico e dedicato a chi vuole conoscere a fondo i segreti del corpo equino”. Infine nasce Gente di cavalli destinato a un pubblico più ampio, amante dei sapori, dei profumi, delle emozioni quotidiane derivanti dalla vita vissuta o sognata con i cavalli”. Le belle atmosfere “come un cognac da gustare davanti al camino” create con i suoi giornali portano Menon alla direzione di Case & Country e la sua editoria equestre ne soffre un po’, ma non il “feeling fra l’uomo d’oggi e il cavallo di sempre” di cui Paolo resta sempre autorevole e appassionato ambasciatore.

RASSEGNA STAMPA
Testo di Claudio Pina
Da: “Affinità / Io e il cavallo”, © Viaggi in Benessere, febbraio-marzo 2003 

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